Rassegna storica del Risorgimento

MUSEI ; SPIELBERG
anno <1936>   pagina <245>
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Il Museo dei patrioti italiani allo Spielberg 245
intellettuali, dei loro sentimenti politicisi sono fatti i carcerieri; mentre l'ultima colonna ci documenta la loro uscita dallo Spielberg, o per avere scontata la pena o per grazia ricevuta. Ahimè, che per cinque tra essi la liberazione è venuta con la morte!
Ma gli archivi di Bruna e le vetrine del Museo ci offrono inoltre gran quan­tità di lettere e rapporti ufficiali da cui si può ricostruire la storia della pri­gionia di ognuno dei nostri Martiri. Sono relazioni sul viaggio dall' Italia allo Spielberg; protocolli di interrogatori, rapporti periodici sulla salute fisica e la condotta nella casa di pena; certificati medici (interessantissime tutte le rela­zioni sulla malattia del Maroncelli e l'amputazione da lui subita, come anche i rapporti sui morbi che spensero nello Spielberg l'Oroboni e il Villa, il Moretti, PAlbertini e il Vincenti); relazioni dei vari cappellani e direttori spirituali, da quelle del famoso padre Paulovich, cosi spietato contro i poveri prigionieri e specialmente contro il Moretti, reo di avere lasciato nel 1797 lo stato sacer­dotale per le armi giacobine a quella così nobilmente cristiana del padre Ziak, che fa motivo non ultimo della grazia concessa al Pellico, al Maroncelli e al Tonelli.
Un folto manipolo di lettere di Francesco I e del conte Sedlnitzky Ministro di Polizia, ci mostrano con quale bieco interessamento ci si occupasse nella Hofburg dei patrioti italiani chiusi nello Spielberg. Sono disposizioni minute e precise sulla distribuzione dei carcerati nelle varie celle e nella chiesetta all'ora della Messa, sul vitto da fornire loro, sui lavori che essi dovevano ese­guire, sull'orario della passeggiata, sui libri di cui concedere la lettura. Le visite mediche, i colloqui col confessore, una coperta di più o di meno sul tavolaccio, la sostituzione delle catene ai piedi con altre più leggere sono tutti avvenimenti e provvedimenti che postulano l'approvazione sovrana; e di tutto l'Imperatore si occupa e preoccupa, e ogni più piccolo episodio determina un carteggio che non possiamo scorrere oggi senza un pensiero di commossa mestizia.
E ancóra documenti di straordinario interesse: lettere di famigliari dei pri­gionieri, giunte allo Spielberg, ma di cui fu spietatamente negata ai destinatari financo la visione (ricordiamo, fra le altre, numerosi autografi del padre di Silvio Pellico, di Teresa Casati Confalonieri, della madre del Villa, della moglie del Solerà, della sorella di Giorgio Pallavicino, ecc.); autografi dei prigionieri stessi, come le Apologie di Silvio Moretti, solo in parte pubblicate dal Solitro, e le Ritrattazioni di Antonio Villa, testimonianza eloquente dello sfacelo spiri­tuale prodotto dalla durissima detenzione nell'animo dei nostri Martiri, al pari della tristissima supplica di Federico Confalonieri all'Imperatore; ma il fiero conte riscatta la sua debolezza di un'ora, energicamente rifiutando la grazia che gli è concessa a patto ch'egli emigri in America: e la violenta scena è narrata in un particolareggiato rapporto del Direttore di Polizia von Muth al Governa­tore della Slesia e Moravia, rapporto di cui il Museo possiede l'originale.