Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
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1936
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pagina
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252
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252 Appunti, notizie a varietà
GIUSEPPE COCCHI. - Nacque in Todi Tanno 1814 da Domenico e Marianna VaeJH. Mentre nel scmiuario di quella città appiicavasi agli esercizi elementari di belle lettere cadde in disgrazia di quel vescovo mons. Gazzoli, che forse avea veduto nel cuore del giovane alunno svilupparsi precoce il sentimento di amor patrio e il desiderio di liberi à.
Ricevuto dopo il 1831 nella Università perugina! in quella città eminentemente italiano, si versò negli studi di eloquenza sublime, sotto il magistero del Mezzanotte lodatissimo professore di lettere, e quindi, senza abbandonare l'amenità di questi esercizi, professò ragion civile, e nel 1836 consegui la laurea in ambo le leggi.
Reduce in patria, mentre volea dedicarsi alle cure forensi, rimase vacante la scuola di eloquenza e poesia. Si presentò al concorso, ottenne la cattedra, e oramai volgon due lustri dacché istruisce la gioventù con soddisfazione di tutti. Durante il suo magistero dettò e rese pubbliche per la stampa poesie e prose di vario argomento. I suoi versi, temprali al fuoco del sentimento, spirano un'aria di semplicità, che anima il popolo, e lo educa ad opere generose.
Non fu il Cocchi estraneo alla letteratura dei giornali, che tanto contribuirono alla diffusione delle idee dominanti, e ai movimenti d'Italia. Membro di varie Accademie, collaboratore del l'Eco degli Appennini Umbri fu colpito dall'Anatema scagliato dalla inquisizione, che chiamò innanzi al suo tribunale il Cocchi, e gli altri scrittori. Proscritto quel libro si dissipò la tempesta: le Autorità però non cessarono dal sorvegliarlo.
Ma quando la forza del diritto potè dar luogo alla luce dell'attuale progresso, e venne fra noi inaugurata l'Era della fede e della civile eguaglianza questo giovane sorse propugnatore dei nuovi principi!. Nelle case, nella scuola, nel teatro comunale di Todi lesse discorsi, declamò versi caldi di amor di patria, e di libertà. Parlò il vero senza l'ambagi dei retori, e senza timori. Questa sincerità, che dovette pur essere la prima virtù dei tempi, gli procacciò qualche inimicizia, ma questo dispiacere fu compensato abbastanza dal veder muovere dalla piccola Todi un eletto numero di giovani per la guerra combattuta su i campi di Lombardia.
La sua professione politica gli valse il grado di sottotenente della Guardia Nazionale e Relatore del Consiglio di disciplina, e quello più onorevole di rappresentante del popolo perugino. Egli siede deputato, e segretario in questa eletta assemblea.
Votò per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale Italiana, trita. I, per. DT, n. 23, venerdì 20 marzo 1849).
BIBUOGRAFIA: G. DEGLI AZZI, Gli Umbri nelle Assemblee della Patria, in Archivio Storico del Risorgimento Umbro, a. Vili (1912), fase. Di-m, pp. 83-198.
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NICOLA LAURANTONI. - Massignano, paesello situato nella provincia Fcrmana è patria a quest'uomo egregio che pel suo amore all'Italia soffri l'esilio da Macerata, e per lo spazio di sedici anni, fu condannato a menare una vita inerte e noiosa nella pìccola terra natia, sorvegliato e segregato interamente dai movimenti liberali che tennero agitate le nostre Provincie durante il regno di Gregorio XVL Nonché serbare corrispondenza di lettere con i lontani, eragli anche proibito il trattar con gli amici, l'avvicinare i congiunti. Gli fu presentata una nota di sedici individui, dai quali dovea tenersi lontano sotto la tremenda comminatoria di tre anni di detenzione, e delle solite pene ad arbitrio. Cosi nella solitudine di una piccola terra, lontano da tutti, vide il Laurantoni trascorrere gli anni più belli di gioventù.
Dopo queste preliminari notizie diremo, ch'egli nacque da Leonardo, e Marianna Vannozzi di Carassai li 22 luglio 1796. Fu educato dapprima nel seminario di Fermo, e quindi nel liceo di quella città. Nel 1821 venne accusato di relazione con i limitrofi abitanti del Regno di Napoli, e con un tal Lucenti Intendente nel Teramano. Chiamato, minacciato dal prelato Zacchia dovè allontanarsi dal liceo, per non dar luogo a nuovi sospetti, e a persecuzioni di maggior peso. Con la qualifica di Capitano della seconda Compagnia mobile, che marciò verso Roma, segui nel 1831 il general Scrcognani. Non percepì soldo, anzi per qualche tempo pagò del proprio i militi, che lo seguivano allorché assunse il geloso incarico di cambiare il governo in varie città, e in molte terre della provincia. Questa generosità cittadina recò non lievi dissesti alla sua domestica economia, ma egli si chiama contento delle sventure sofferte, purché