Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
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1936
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Appunti* notizia e varietà
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vegga risorta dal lungo avvilimento la patria. I caldissimi lo dissero dottrino rio, perchè ovunque gli fu dato alzar la voce, gridò sempre come donno sapremo il farsi distruggere in dettaglio.
Imitato dal Ministro dell'interno Gaetano Rocchi a raccoglier uomini per la formazione della guardia civica vi si prestò con solerzia, cercò tutti i mezzi per animare lo spìrito dei cittadini, e fu in benemerenza di tali cure, dichiarato Maggiore del Battaglione di Ripatronzone.
La sua terra natale che conta appena 1500 abitanti inviò al capoluogo 147 elettori. Quel collegio lo elesse Rappresentante.
Non votò per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale Italiana, trim. I, per. II, n. 20, venerdì 9 marzo 1849).
BIBLIOGRAFIA: G. SPADONI, Nicola Lauranioni, in L'Esposizione marchigiana. Macerata 1905, p. 19; D. e G. SPADONI, Uomini e fatti delle Marche, Macerata 1927, pp. 114-1 15=oJfit GmsALBEBTl, Laurantoni Nicola, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, diretto da M. Rosi, Milano, Vallardi, 1933, voi. HI, pp. 345-346.
GIOVITA LAZZARINI. - Questo giovane giureconsulto, che dal voto della provincia di Ravenna fu inviato deputato del popolo alla Costituente Italo-Romana siede attualmente Ministro di grazia e giustizia. Nacque in Forlì da onesta e civile famiglia. Suo padre, che professava giurisprudenza, avviò il figlio all'esercizio di questa nobile professione. Apprese ragion civile nella università di Bologna e di Roma, fece poscia gli studi pratici. Per l'avvenuta morte del genitore lasciò la capitale, e reduce in patria, ebbe titolo di avvocato, e si versò alacremente nelle cure forensi. Si vide subito quanto possa anche in giovani anni la probità, l'onoratezza congiunta all'ingegno, e alle cognizioni positive; che nell'esercizio della professione die saggio di tanto valore e di tanta indipendenza che in breve tempo fu annoverato fra i primi avvocati della Romagna, è onorato incessantemente dal municipio patrio, e dalla provincia Forlivese d'incarichi, e commissioni importanti e gravi. I modi lodevoli, il disinteresse con cui disimpegnò le porti del suo nobile ufficio conciliarono al Lazzarini il rispetto e la stima di tutti.
Devoto fin dai più verdi anni alla causa della libertà e della nazionalità ebbe a soffrire qualche persecuzione sotto il regno di Gregorio, e nel risorgimento morale e politico della nostra patria poche parole suonavano in Romagna cosi franche, così libere, così generose e possenti come quelle di Giovata Lazzarini, che figurò sempre fra i principali capi, e promotori delle più efficaci associazioni politiche e civili di quei luoghi. Non timido amico del vero, animato da uno spirito di saviezza, che lo distingue fece vedere con i suoi antecedenti che avrebbe sostenuto il mandato del popolo con coraggio, con utilità, e con coscienza. Fu egli che presentò il progetto della soppressione immediata dei tribunali ecclesiastici ed eccezionali.
Ricco di private virtù, di probità, d'ingegno, di cognizioni legali. Egli non fallirà di certo olle speranze, che la Repubblica ha collocate nel suo ministro di grazia e giustizia.
Votò per la Repubblica.
(Lo Guardia Nazionale Italiana, trim. I, per. II, n. 19, martedì 6 marzo 1849).
BIBLIOGBAFIA: G. MAZZATINXI, Diario epistolare di Giovila Lazzarini, ministro di grazia e giustizia nella Repubblica Romana, Roma 1899 (BUI. Stor. del Risorg. Hai., s. II, voi. I).
LTDIGI MONTANARI. Da onesti genitori, che dall'industria traggono penosa ma onorevole sussistenza nacque in Sa vignano di Romagna, il dì 12 febbraio 1813. Fece in patria i suoi primi studi, ed ebbe a maestro il prof. Ignazio Montanari di Bagno Cavallo, nome non ignoto alla repubblica delle lettere. Le ristrettezze domestiche aumentate dacché il padre suo, passato a nuove nozze, ebbe numerosa famiglia, lo costrinsero a procacciarsi più validi mezzi d istruzione entrando con la qualifica di prefetto nel collegio convitto di Reggio di Modena. Ivi alacremente attese ai filosofici, e matematici studi.
Sciolto nel 1831 il collegio passò il giovine Montanari in Bologna, ma poco vi si trattene, perchè desideroso com'era di compiere il corso della sua istruzione volle trasferirsi di nuovo in Reggio, ove coltivando gli studi meritò l'amicizia di molti uomini di lettere, e le simpatie popolari. Stretto dalle circostanze, e aspettando tempi migliori accettò l'invito del Vescovo di