Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
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1936
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pagina
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254
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234 Appiattii notizie e varietà
Rimino che lo chiamava a dar lezioni di lingua italiano e latina, finché a richiesta del municipio di Savignano tornò in patria per occupare interinalmcntela cattedra di belle lettere. Aperto il concorso fu eletto a preferenza di tre candidati. Muove da questo punto la guerra suscitata alle opinioni liberali del Montanari. Il Centuxionismo sorse potentissimo nella sua malignità, e nei suoi rapporti. H vescovo, la cui approvazione era necessaria in virtù della Bolla Quod divina trincerandosi dietro la temuta influenza dei Centurioni, inquisitori armati delle prò* vincie romane, negò la sua adesione, per cui il Montanari fu obbligato a riparare nella tranquillità del seminario, ove professando le lettere, potè preparare le forze a combattere in miglior tempo pei diritti del popolo.
Cedendo ai consigli del conte Francesco Garampi gonfaloniere di Filottrano, avea 22 anni quando otto alla cattedra di letteratura in quella città, e l'ebbe. Giovane, Ubero, nemico delle adulazioni, pieno di cuore, e di vita meritò la stima e l'amore di quanti lo conobbero; e fu tenuto dai discepoli come un amico, come un fratello. Liberale senza riguardi, odiò il dispotismo e con la voce, e con gli scritti e colla stampa zelò sempre con mirabile coraggio civile la buona causa.
Congiuntosi in matrimonio con una giovane vedova, rinunciò alla cattedra, e si stabili in Macerata, ove ad eletto numero di giovani aprì scuola privato, che loro informasse il cuore e la mente a virtù cittadina.
Dopo la fuga di Pio IX, mentre dal Circolo popolare maceratese disertavano diversi citta dini era il Montanari, già membro di diverse accademie letterarie, eletto segretario, ne accettava le attribuzioni. Con lodevole zelo contribuì alla decorosa riuscita delle elezioni per la Costituente Romana, e animò i liberali a mostrarsi degni degli avvenimenti, e dei tempi. Quasi premio di tonta solerzia ebbe hi nomina di Deputato di quella provincia.
Votò per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale Italiana, trini. I, per. II, num. 19, martedì 6 marzo 1849).
SECONDO MORETTI. - San Benedetto amenissima terra posta sul littorale dell'Adria-rico è la patria di questo giovane rappresentante della provincia di Ascoli alla Costituente Romana. Nacque l'anno, in cui l'Austria segnava l'iniquo patto che le belle provincie dell'Alta. Italia confidò al paterno dominio dell'Imperatore Francesco I. Nella limitrofa Fermo si applicò agli studi di ragion civile, e a quelli di belle lettere. Tornato nella terra notale seppe a tutto uomo adoperarsi a vantaggio del progresso e della causa comune.
Una inclinazione alle novità, un desiderio di veder migliorate le nostre condizioni, una franca parola, un mal represso sospiro erano allora cause solenni per esser notati in quel libro, che fruttò a tanti generosi una serie di esili, di carceri, di sofferenze. Secondo Moretti fu anch'esso segno ai sospetti delle autorità, e quando fidente in sua ragione e forte nell'amore dei concittadini 'domandò ed ottenne il meschinissimo impiego di Segretario in quel Comune, il Governo fu sordo alle rimostranze del municipio, e con il solito motto, a cui si attacca la storia degli antichi dolori, causi nobis notis, lo escluse. Sicuro com'egli era, che dai dicasteri di Roma non potea aspettar quella giustizia che i Proconsoli della provincia gli avevano negata, vi si recò con la speranza, che nella capitale avrebbe almeno difese le sue ragioni. Lusinga vana! Gli ai accordarono sei giorni a partire, e non gli valsero preghiere o ragioni per salvarsi dall'ostracismo. Era Pira indomabile del prelato Pila, che lo avea seguito nel viaggio, e che gli preparava in Roma questa lusinghiera accoglienza. Rise forse in cuor suo l'onesto giovane, e Io confortava l'aver compagni nelle pene tutti i buoni della provincia con i quali divise le speranze e le afflizioni.
La patria però tenne conto di sue virtù cittadine. Fu nominato capitano della Guardia Nazionale, quindi maggiore, e consigliere provinciale.
Secondo Moretti e il primo eletto di Ascoli a rappresentante del popolo. Duole a chi appartiene a quelle provincie, il vedere che uomini di fede provata, di calda parola, e d'indomato coraggio, non entrino ancora animosi nella palestra parlamentaria per giovare con la voce quella causa che sosterrebbero con il sangue.
Si astenne dal votare per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale Italiana, trim. I, per. II, n. 23, martedì 20 marzo 1849).