Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1936>   pagina <255>
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Appunti, notizie e varietà

GIAN FRANCESCO SALVATORI. - Nacque ìn Macerata Tanno 1813: fanciullo fu preso ad educare da uno zio sacerdote, che sperò farne a suo tempo un prete. Egli peraltro non sentendosi affatto inclinato al sacerdozio, non appena che udì il grido che destò le Provin­cie Romane l'anno 1831, depose l'abito clericale, e giovanetto com'era, ai uni volontario nelle file di quei generosi che si votarono alla libertà della patria.
Ripristinato il governo pontificale dalla forza delle orde croate, la polizia si scagliava con ferocia degna dei tempi su quelli che avevano desiderata la libertà. Non fu il Salvatori immune delle persecuzioni. Queste lo raggiunsero nell'università di Bologna, ove occupavnsi alacre­mente degli studi di medicina: fa esiliato, e ricacciato in patria. Eragli piò tardi concesso di ritornarvi, ma però sottoposto a sorveglianze noiose, a visite domiciliari, a precetti durissimi, insopportabili. Compiuto con lode il corso teoretico esercitò la pratica in vari paesi della Marca.; Eletto medico condotto nella terra di Grottamarc sulle spiagge dell'Adriatico, meritò la fiducia di quei cittadini, guadagnò l'affetto di tutti. Quel municipio istituì a suo riguardo una seconda condotta medica per esonerarlo dal peso di visitare gli ammalati del territorio esterno.
In mezzo alle cure della professione attuò e conduce un progetto d'istruzione per il popolò, di cui il Salvatori fu mai sempre l'amico, il sostenitore. Immaginò un giornale da pubblicarsi colla cooperazione di pochi soci, per diffonderlo gratuitamente ai popolani. Questo periodico, che conta il suo decimo mese intitolava con lo specioso nome di Frate Crispino. Produsse ottimi risultati e riscosse gli elogi dei primi dotti d'Italia, fra i quali nominiamo Massimo d'Azeglio, e il Montanelli, che con lusinghiere parole confortò più. volte l'autore alla difficile impresa. H Iodato giornale di Pisa l'Italia riportò vari articoli del Frate Crispino e segnò il nome del Salvatori fra quello dei suoi collaboratori. Lode agli uomini che amando le classi più bisognose dell'umana famiglia dividono con esse il pane della parola e direi quasi impiccoliscono e semplificano le grandi idee per farle entrare nelle menti di quella classe, che nei tempi decorsi si volea tenere avvilita e depressa. Il nome del nostro Deputato è noto nella Repubblica medica per la pub­blicazione di alcuni scritti scientifici. Sappiamo, che sotto il velo dell'Anonimo in tempi, nei quali era delitto parlar libere voci, scrisse e pubblicò diverse operette politiche. Li queste riconosci tale un senso pratico nelle cose della scienza civile, che è meraviglia quasi trovarlo in persona di quell'età.
Siede nell'Assemblea Romana rappresentante del popolo per la provincia di Fermo.
Non votò per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale, trini. I, per. U, n. 23, martedì 20 marzo 1849).
BIBLIo GRAFIA : U Osservatore Romano, a. I, n. 41, del 7 dicembre 1849 (ove è data notizia della fine edificante dell'ex rappresentante del popolo: Macerata 29 novembre. Gio. Francesco Salvatori, nato in Macerata nel 1813, studiò la medicina nella Università di Bologna, e nella sua prima gioventù forse attese più alla lettura di giornali rivoltosi, che allo studio delle opere d'Ippocrate e di Galeno. Sul principio del 1848, fu eletto a rappresentante di questa provincia nel consesso denominato Assemblea Costituente Romana. Nella tornata degli 8 di febbraio fu tra quelli che si astennero dal votare tutti gli articoli del decreto, che si era proposto per l'aboli­zione del dominio pontificio, ma non tralasciò peraltro di mostrare in varie circostanze idee sovversive. Disperso quel consesso cercò un rifugio in Serravalle, nel territorio della Repubblica di San Marino, e colà fu lasciato indulgentemente obliato. Forse incominciò allora ad abbandonare le illusioni della demagogia. Checché ne sia, colpito nel giorno 24 del cadente da due sbocchi di sangue, comprese essere giunto all'ultima ora, e disse immediatamente: non pensare più al corpo, ma soltanto all'anima. Difotti, invocata l'assistenza dei PP. Cappuccini, manifestò pubblica­mente sentimenti di penitenza, e ricevette devotamente i Sagramenti che la Chiesa somministra ai moribondi. Giunto agli estremi s'intese a proferire: Timor morti conturbai me, quia in inferno nulla est redemplio: miserare mei. Quindi spirò tranquillamente. Auguriamo che il disinganno ed il pentimento del Salvatori siano imitati sino da ora dai suoi colleghi ); G. SPADONI, Gian Francesco Salvatori, in Fra Crispino, a. I, n. 2, Grottammare 27 agosto 1911; D. e G. SPADONI, Uomini e fatti delle Marche, Macerata 1927, pp. 123-126.
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