Rassegna storica del Risorgimento
RICASOLI BETTINO
anno
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1936
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pagina
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257
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LIBRI E PERIODICI
Viro V ITALE, Diplomatici e consoli della Repubblica di Genova: Genova, Società Ligure di storia patria, 1934-XH; in 8, pp. 341, a. p.
Lavoro di ricerche minute e diligentissime; indispensabile a chi voglia accingersi a uno studio su qualunque diplomatico della repubblica di Genova dal 1494 sino al 1814. poiché la Repubblica tenne regolari relazioni con le corti di Ruma, di Torino, di Spagna, di Francia e dell'Impero non ha bisogno di essere dimostrata l'importanza politica della corrispondenza dei suoi rappresentanti, tanto più che il Vitale non si è accontentato di registrare, nell'abbondante volume, il nome degli ambasciatori veri e propri ma ha voluto allargare il campo delle sue indagini a tutti coloro che comunque e in qualsiasi circostanza abbiano esercitato, anche temporaneamente, funzioni diplomatiche e consolari, di ciascuno di essi indicando le fonti archivistiche dei dispacci che li riguardano e delle istruzioni avute e delle relazioni eventualmente stese. Paziente e intelligente fatica, che merita indubbiamente la riconoscenza degli studiosi.
MARINO CTHAVEGNA
GIOVANNI DREI, Il regno aVTStruria (18011807) con una appendice di documenti inediti; Modena, Società tipografica Modenese, 1935XIII, in 8, pp. 264, L, 15.
Sulla scorta di un ampio materiale desunto dall'archivio della regina d'Etruria, dagli archivi di Stato di Firenze e di Parma e dall'archivio segreto vaticano, Giovanni Drei ha ricostruita la storia della Toscana dal 1801 al 1807 con una monografia precisa, colorita e in alcuni tratti vivamente drammatica.
I lavori che avevamo sull'argomento erano o troppo monchi o tendenziosi; le indagini avvedute e scrupolose del Drei ci mettono ora in grado di conoscere con sicurezza le vicende di uno stato che, per quanto piccolo ed effimero, ebbe un'importanza non indifferente nella politica generale del tempo.
DL regno d'Etruria fu un laccio teso alla Spagna dalla Francia per aver mano libera Bulla Toscana assicurandosi cosi il dominio del porto di Livorno di cui si servivano gl'Inglesi per mantenere la loro superiorità commerciale in Italia.
La regina Maria Luigia di Spagna che amava teneramente la figlia, divenuta sposa di Don Lodovico Infante di Parma il 25 agosto del 1795, s'era proposta d'ingrandire, a vantaggio di lei, il ducato parmense a qualunque costo. Il Governo francese, il quale aveva bisogno di amici e soprattutto desiderava rinnovare l'antico patto tra le due nazioni sorelle, assecondò egregiamente l'ambizione della sovrana prima con il trattato di Luncvule del 9 febbraio 1801 che stabiliva la rinuncia della Toscana da parte del granduca, e della porzione deU'isola d'Elba da essa dipendente, a favore del duca di Parma; e poco dopo con il trattato di Aranjuez del 23 marzo, per il quale il duca rinunciava ai suoi stati in prò della Francia con promesse di indenizzo in beni e in rendite e il principe Lodovico era riconosciuto re indipendente dell'Etruria.
Ma il regno, creato per una dinastia straniera da un governo straniero e rivoluzionario, non poteva incontrare il favore dei partiti: fu acremente avversato dagli elementi più accesi dei giacobini e degli aretini sempre inquieti ed in fermento, desiderosi di azione; e non piacque neppure ai monarchici, ormai divisi, perchè parte di essi non volle staccarsi dalla fedeltà al granduca Ferdinando con il quale continuarono a mantenersi in relazione. E per giunta alle mene dei patriotti locali si unirono quelle dei numerosi rifugiati, reduci da tutte le sommosse e da tutte le rivoluzioni.
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