Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1936>   pagina <258>
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258 Libri e perioditi
In mezzo a tali contese aspre e ritmo rose sì spegneva improvvisamente il 27 maggio del 1803 Lodovico I lasciando il regno alla vedova, giovane e inesperta.
Ella cercò tuttavia di difendere 1*indipendenza dello stato dall'invadenza francese che si faceva sempre più esigente con u crescere della potenza napoleonica; e spesso seppe barcame­narsi a meraviglia nella sua tragica situazione o di cedere ai francesi con il rischio di perdere la propria popolarità coi tanto teneva o di resistere esponendosi a gravi rappresaglie e turbando l'alleanza della sua famiglia con l'imperatore. Ma il turbine degli avvenimenti la travolse
Napoleone, quando credette opportuno cambiare* secondo la celebre frase, la pelle di leone in qaella di volpe, traendo profitto dalle discordie della corte di Spagna, fomentate ad arte, si disfece dell'alleata per effettuare il suo vasto sogno di dominatore.
L'infelice Maria Luisa, che sin all'ultimo istante era stata lasciata al buio di ogni cosa, fu costretta all'esilio.
H bel volume del Drci, che eloquentemente fa rivivere uomini e fatti dell'epoca o dimenti­cati o misconosciuti (notevolissime, tra le altre, le pagine sul tentativo della monarchia di abolire le leggi Leopoldine) giova anche a confermare la verità di una tesi di cui si è fatto da noi da alcuni anni valido promotore il Solmi: essere state, cioè, le aspirazioni italiane sempre in contrasto con i disegni napoleonici.
L'organizzazione militare e civile dell1 Italia (giustamente afferma il Drei) come le pro­messe lusinghiere, i richiami alle sue antiche glorie, gl'incitamenti al patriottismo miravano a potenziarla e a rigenerarla per sfruttarla a servizio del suo grande genio conquistatore per l'egemonia della Francia, di cui l'Italia non doveva essere che uno stato vassallo (p. 225).
Credo non inopportuno ricordare che già cinquantanni fa scriveva in Francia Alberto Sorel: (Bonaparte) ne se borne pas à établir en Italie une marche, un poste avance de la République; il s'y essaye au govcrnement de la République. Dans tont ce qu'il concoit, eutreprend, accomplit, dit, écrit alors, c'est la Franco qu'il envisage, c'est aux Francois, qu'il pense et qu'il s'adresse. C'est avec catte lumière de reflet qu'il faut étudàer et qu'il faut comprendre ses proclama tions, ses discours, ses mesures... .
MARINO CTRAVEGNA.
LOIGIRE, Cospirazioni e cospiratori lombardi. 18211831. Da documenti inediti; Brescia, G. Van­nini, 1934, in 16, pp. 301, L. 12.
L'autore, che è ormai abbastanza noto nel campo degli studi sul Risorgimento, ha raccolto in questo volume una seri'èidi articoli (precisamente 34) già pubblicati sulle colonne di un gior­nale quotidiano di Brescia. Ma occorre dir subito che non si tratta di articoli compilati sulla falsariga di opere a stampa più o meno accreditate, ma invece di brevi studi originali ricavati sempre da documenti inediti di archivio. Nella maggior parte essi si riferiscono ai patriotti bre­sciani che operarono e patirono la prigionia e l'esilio nell'accennato decennio: soprattutto essi appartennero alla Carboneria e divisero i segreti della Federazione coi piemontesi. Alcuni, come Ludovico Ducco e Andrea Tonelli si mostrarono pavidi dinanzi all'inquisitore austriaco e non seppero resistere a lungo alle lusinghe e alle esortazioni di rivelare quanto sapevano; altri, invece, come l'avvocato Leonardo Mazzoldi e il conte Luigi Lechi si mantennero fermi, anzi spavaldi nella negativa, e così non solo salvarono se stessi da severa condanna, ma non travolsero altri in danni e pericoli gravi. Non v'è, si può dire, capitolo del libro che non rechi notizie inedite,; su uomini, fatti ed episodi, o quanta meno che non corregga e completi quelle che erano già sapute. Si deve anche aggiungere che il Re dà poi più di quello che promette nel titolo, in quanto non pochi capitoli trattano anche di fatti posteriori al 1831, ad esempio di varia bresciani (di Gabriele Rosa, tra gli altri) che appartennero alla Giovine Italia e di supposte macchinazioni che. secondo la polizia, sarebbero state architettate in Brescia a tempo della coronazione dell'im­peratore Ferdinando e della sua visita nelle città lombardo-venete, H libro che. per le ragioni accennate, merita di essere preso in attenta considerazione da parte degli studiosi, è corredato di numerosi ritratti ed illustrazioni e reca alla fine un ampio indice di nomi utilissimo alta consultazione;
ERSILIO MICHEL.