Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1936>   pagina <260>
immagine non disponibile

260
Libri e periodici
Sa tutte le figure femminili dominano per vigoria dì contorni morali quelle di Casa Savoia. Ecco Maria Adelaide, di cui l'A. pubblica un plico di deliziose lettere inedite al Contorte. Esse portano un'epica data: 1848, e dimostrano come nel cuore della bella e soave sposa di Vittorio Emanuele sì ripercossero tatti i contrasti della situazione politica che, precipitando improv­visamente nella fase rivoluzionaria, intensificò fino all'esasperazione il sentimento patriottico in ogni parte d'Italia e portò di slancio Carlo Alberto alla testa dell'esercito . Ecco Margherita di Savoia che prima come sposa del Principe Ereditario e ìpoi come Regina fece opera di coe­sione e di assimilazione, tanto che a ragione si disse che l'Italia non avrebbe potuto superare in cosi breve tempo la fase ardua del consolidamento del nuovo Stato senza il fascino personale di questa Regina che seppe conquistare l'animo degli uomini di ogni partito anche avversi alla Monarchia. Un vivo saggio di indagine psicologica è quello che riguarda Clotilde di Savoia la quale, acconsentendo a sposare il Principe Napoleone, secondo i piani di Cavour, agevolò l'alleanza franco-piemontese per la guerra del 1859 e segnò nuovi destini all'Italia. Se la Prin­cipessa dice di no scriveva Nigra a Cavour per dimostrare la necessità del matrimonio di Clo­tilde bisogna aggiornare l'impresa d'Italia, ritornare all'aulica politica dell'aspettativa e incominciare di nuovo l'opera sotto un'altra generazione . Tutto questo è ben noto; ma quali sentimenti si agitarono nel cuore di questa donna magnanima? E quale situazione morale le creò lo spregiudicato e scettico Principe Napoleone? Ecco il centro della indagine del Monti, che vi prodiga tutta la sua penetrazione psicologica e tutta la sua umana sensibilità.
E ovvio osservare che lo studio dell'elemento drammatico è quello che conferisce al volume il maggior pregio per la serietà delle situazioni messe in rilievo, situazioni che non potrebbe creare nessuna inventiva di romanziere. Si veda, ad esempio, come è scolpita la scena di Teresa Gonfalonieri che, messa di fronte alla prova del tradimento del consorte da una satanica arte inquisitoria, non tradisce la sua emozione, non si lascia sfuggire una sola parola che possa nuocere al compagno e agli altri patrioti con lui compromessi. Essa ci richiama, in tempi pia recenti, alla sublime figura della Madre di Nazario Sauro. Non è questo un segno della magna­nimità che si ripete nell'anima del nostro popolo anche a distanza di anni e nelle più diverse condizioni sociali?
La fermezza, l'ardire, l'abnegazione della donna. Ecco l'insegnamento che scaturisce da queste pagine. Agli occhi del lettore che, avvìnto da un interesse sempre crescente, giunge quasi senza avvedersene alla fine del libro, tutte queste donne si confondono, infatti, in un'unica figura: quella della donna italiana che, specialmente negli anni fortunosi del Risorgimento si avvicinò a quell'ideale di donna, alla quale tende più che mai l'Italia rinnovata, l'Italia fascista, la quale, come giustamente osserva l'A. a proposito di Anita, non ama la donna apatica e assente, ma la donna che, pur conservando intatte le squisite virtù femminili, sa partecipare a fianco dell'uomo alle più aspre battaglie.
LUISA GASPAIUNI
NEIAO Quinci, Banca Romana; Milano, Mondadori (1935), in-8, pp. 731. L. 38.
H volume è il primo di una serie, Fine di secolo, in cui saranno trattati dall'A. gli avve­nimenti, che, specialmente in riguardo alla vita parlamentare, caratterizzarono l'ultimo decennio del secolo scorso.
1 casi della Banca Romana e la loro ripercussione sulla vita italiana dell'epoca erano già stati fedelmente narrati, a suo tempo, nel volume di Napoleone Colaianni {Banche e Parlamento, Milano, Trevcs, 1893); inoltre, nelle abbondanti pubblicazioni dei giornali contemporanei vi è tanto che in verità, compiuta la lettura delle più che 700 pagine del Quinci, si ha l'impressione di avere appreso pochissimo o nulla di nuovo: l'autore, infatti, pur avendo avuto larghe possi­bilità di consultare le carte giacenti nelle sezioni riservate dell'Archivio del Regno, non ba rinvenuto alcun veramente nuovo documento sulle vicende della Banca Romana nelle buste del­l'Amministrazione degli Interni, della Prefettura, della Direzione di Polizia e del Gabinetto del Presidente del Consiglio. La pubblicazione di simili documenti, veramente segreti, ove fosse stata possibile, non solo sarebbe riuscita interessantissima, ma sarebbe servita a precisare definitiva­mente la responsabilità dcll'on. Giolittiil anale, come l'A. giustamente rileva, ancora una volta