Rassegna storica del Risorgimento

RICASOLI BETTINO
anno <1936>   pagina <263>
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Libri e periodici 263
Suggestivo il capitolo sull'ascensione del Duca al Ruvcnzori; leggiamo l'organizzazione meravigliosa della carovana, la marcia tra le piogge insistenti del piano, su terreno fangoso, aspro e selvaggio nella morena, fra le nebbie quasi continuo sui ghiacci eterni, e finalmente la meta raggiunta il 18 giugno 1906, in cui S. A. R. dispiega sulla vetta più alta (5125) la pic­cola bandiera, prezioso dono della Regina Margherita, col motto Ardisci e spera . Questa descrizione ci dà vieppiù prova della resistenza fisica e morale del Duca e della passione travol­gente con cui attraeva i suoi compagni di viaggio, presi dal suo stesso fervore e stretti con inalterabile devozione intorno al loro Capo.
Fu breve il riposo; tosto il Principe assunse il comando della nave Varese, poi della Regina Elena, percorrendo gli oceani e sventolando brillantemente la bandiera sulle coste americane. Dopo tre anni dedicati alla marina, il Duca decide la spedizione all'Iinalaia. Questa è l'ascen­sione più ardita, in cui la coraggiosa schiera fedele, reduce dall'Artico e dalle vette africane, sfida le più alte cuspidi del mondo, fra pericoli e difficoltà d'ogni genere, fino a m. 7498. Il maltempo impedì di scalare gli ultimi 150 metri che mancavano per raggiungere la vergine cima del Bride Peak, ma era stata superata la massima altezza a cui essere umano fosse fin'allora pervenuto, coli'intima soddisfazione di avere resistito alla rarefazione dell'aria e alle furie degli elementi, e con un corredo di fotografie, di osservazioni meteorologiche, mineralogiche e botaniche di non lieve importanza.
Comincia ora il periodo di gravi responsabilità, in cui l'animo temprato del Duca tutto unicamente si concentra per il trionfo della patria. Siamo alla guerra di Libia. L'A. descrive minutamente l'azione navale nel Mediterraneo e nell'Egeo, mettendo in rilievo il valore dei nostri migliori ufficiali, tra cui i capitani di fregata Biscaretti e Ricci, e l'opera del Duca, talvolta però intralciata dagli ordini governativi. Finita la guerra è conferita al Principe Luigi la Commenda dell'Ordine militare di Savoia per la grande rapidità con cui seppe organizzare i servizi di cro­ciera delle sue navi al principio delle ostilità, dando costantemente prova di coraggio e di perizia. Fu lo spirito animatore delle diverse brillanti operazioni delle silutanti .
Segue il racconto del primo periodo della guerra mondiale, relativamente sempre a quanto concerne la marina, essendo il Duca degli Abruzzi Comandante delle nostre forze navali. Periodo irto di difiicoltà, non solo per i nuovi sistemi di guerra, quali l'impiego dei sottomarini e le bombe lanciate sulle navi da aeroplani e dirigibili, ma anche per i dissensi talora inevitabili tra i comandi delle nostre flotte e quelli alleati, dissensi che il Duca seppe smorzare. Per merito suo fu com­piuta la gigantesca operazione del salvataggio dell'esercito serbo, che ci procurò allora giusto apprezzamento del valore e della tenacia del soldato italiano. Purtroppo sorsero diver­genze fra il Governo di Roma e il Capo delle forze navali. Senza indugiarsi in discussioni, l'A. fa intendere che la politica parlamentare era cosa troppo complicata per l'animo diritto come una spada di Luigi di Savoia, il quale dovette accorgersi che si lavorava per demolirlo. Il 7 febbraio 1917 il Duca degli Abruzzi lascia l'Armata, e si congeda da' suoi ufficiali ed equi­paggi con un saluto che getta in tutti un senso di vivissima commozione e di profondo rimpianto.
Sulle navi da guerra il Principe non tornò più in veste d'Ammiraglio; chi visse con lui com­prese ciò che provd.il suo cuore. Ma gli è imposibile l'ozio; conclusa la pace, egli incomincia su vaste proporzioni l'esperimento di colonizzazione della Somalia italiana. Chiede ed ottiene dal Ministero delle Colonie il consenso per la formazione d'una società per lo sfruttamento agri­colo d'una regione a 120 chilometri da Mogadiscio, ove in breve tempo hi vita si trasforma. L'A. cita le parole di Tommaso Silliani: Un miracolo! Il villaggio che s'intitola al nome augusto del Principe, le vie di comunicazione, i canali d'irrigazione, i grandi impianti industriali, quelli idrovori, i ponti, la chiesa, le scuole, l'ospedale sono altrettante testimonianze del genio colonizzatore di comi che ne ha voluto la realizzazione .
L'iniziativa di S. A. R. trova comprensione ed appoggi nel Governo fascista; studio, pre­parazione, messa in opera, prosperità della colonia, tutto è personale fatica del Duca, vero pio­niere di quella terra. L'A. ricorda le relazioni allora cordiali del Principe coi Sovrani abis­sini, per le quali si conclusero gli accordi circa l'esplorazione delle sorgenti e del corso dcll'Uebe Scebeli. Come sempre il Duca cura l'allestimento della carovana, fornendola di viveri e di tutto 3 materiale scientifico e sanitario. Il viaggio è compiuto tra il 31 ottobre 1828 e il 4 feb­braio 1929, fra ridenti boschi, ampie savane, terreni acquitrinosi, sotto piogge quasi continue,
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