Rassegna storica del Risorgimento

RIMINI
anno <1914>   pagina <238>
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Girolamo Bottoni
B la mattina del 2 aprii rinvenivasi sulla epiaggia di Bimint il cadavere d> uno dei fuggiaschi nazionali, al quale, con rinno­vata barbarie, erano stati strappati gli occhi.4
Eppure i piccoli preti era stati testimoni oculari delle grandi miserie e dei grandi disordini nello stato papale; erano gli op­prèssi dei sommi, p tormentava V inquisizione con secreto con­danne dietro le deposizioni di un nemico secreto; erano aggra­vati di tasse nel conseguimento di quei benefici che assumevano a servizio del popolo j erano respinti dai consigli comunali, men­tre i grandi preti stavano al governo; e già si meditava di levar loro il privilegio di testare, con una tassa che avea, solo di ra­gionevole, il nome di spoglio.*
Il popolo, che non ragiona, associando all'idea di governo, quella di prete e all' idea degli errori di Curia quella degli er­rori dei sacerdoti imprecava loro addosso mille malanni.8 Usare, adunque, della religione per combattere riforme, di cui tutti, ec­clesiastici e laici, non potevano non sentirne il bisogno, era pec­cato di mala fede ? Non lo crediamo.
Le grandi rivoluzioni che avevano travagliato dal 1789 al 1830 l'Europa non erano state, dal clero, comprese nelle loro ultime finalità-, mentre invece erano sempre presenti i loro orrori JBTè era stato inteso che la causa politica era molto diversa dalla causa reli­giosa ; anzi nella coscienza di quei preti era tanto confuso il po­tere spirituale col temporale da ritenere che leggi, anche inique, rivestissero quasi un carattere sacrò. Essendo, poi, il clero una casta, cioè nn cerchio chiuso ed impermeabile al passaggio di nuove idee, in quegli spiriti religiosi dovette sorgere spontaneo il dub-
pagnè per restituirai ai loto paesi veggonsi vessati dai contadini . .. e.-.. vari furono in qualche modo maltrattati. Questi individui quantunque traviati esig-gono dall'umanità ogni riguardo . ., . Perciò pregavw'il Wscòva d'ordinare ai Parroci della mia diocesi di ammonire seriamente i rispettivi parrocchiani d'essere pia riservati (fc)verso i loro simili.
GiANGi, 44.
s Lettera di un moerdote dell'Mmilia, (don Alessandro Berardì arciprete di Sant'Aquilina) euqli MMJtimtmM poUHoi Mio Stato Pontificio mi febbraio del 1831, in Fondo Gambetti (nella Gambalunga). Opuscoli rimineai, voi. 183. Ediz. II, Eimini, 1831. La prima fu stampata a Bologna, 1831. Una terza edi*. del 1860 contiene il testamento del Boiardi.
a Lettera citata.