Rassegna storica del Risorgimento

1794 ; FRANCIA ; TOSCANA ; CARLETTI FRANCESCO ; CORSINI NERI
anno <1936>   pagina <296>
immagine non disponibile

296
Ruggero Nuti
nell'esame delle loto dìspute, e che ò sicuro ogni sfogo, ogni segreto ohe anno meco. Lu con" vcuienza, e la politica mi consigliarono fin dai mio arrivo qui a prendere tali misure che com­parisse che piuttosto essi fanno a me la corte, che io a loro. Anche altri non parziali francesi pranzano da me, e quando quei due in pubblico sì saranno mostrati amici d'un toscano huon suddito, e avranno lodata la condotta delia Toscana, tema favorito dei miei discorsi, non se ne disdiranno facilmente nemeno in privato. Inoltre per consiglio di umici miei probi, e intelli­genti era indecente, e di qualche rischio all'onoratezza il trattare con mistero di segreto i due Agenti francesi, e in specie Tillj detestato giustamente in Genova, e che appunto vede in segreto non pochi soggetti di equivoca riputazione. Io per altro ò auto l'avvertenza di non mostrarmi senza bisogno in compagnia dei detti Agenti. Mai con essi ai caffè, al passeggio, ai teatri. Non sono entrato prima con voi in onesto dettaglio, perchè non mi pareva essenziale: ci entro adesso perchè la Mari, e Mabaspina avendo pranzato da me con l'Incaricato, e il Con­sole di Francia, e non sapendo le mie ragioni, chi sa in qual senso ne parlano coste, sebene li abbia pregati del silenzio sopra di me, e sopra il tenore della mia vita. Informate di ciò Manfredmi, se lo credete a proposito. Io seguirò ciecamente le vostre, e sue insinuazioni.
Cose grandi si dicono qui del furore aristocratico d'un certo abb. Serafini in Pisa. Se è vera la decima parte delle stravaganze che se gli attribuiscono è un matto, ma questo matto potrebbe comprometterci con le esagerate sue maldicenze contro i francesi, e contro persone stimàbili non francesi. Dicono che la scandalosa residenza delle sue declamazioni è il Caffè delle Sette, e una lettera suppone che sia pensionato dell'Inghilterra: suposizione poco verisimile, perchè l'oppinione pisana non pare che importi d'essere comprata in pulìtica. Io non lo conosco, e ne meno so con certezza se queste voci anno fondamento. So bensì che Cacault (con U quale non ve ne mostrerete inteso) è scritto a la Chesse di non autenticare in modo alcuno anche indiretto qualunque atto risguardante le entrate in Francia del Serafini, e di Alfieri, e se li avesse autenticati, come in fatti è seguito, se bene in modo poco significante, di avisare in Parigi che questi due soggetti sono in Toscana i più ardenti detrattori del governo francese. Fui io che feci legalizarc da la Chesse il certificato di vita d'Alfieri, pregatone da questo, e mi trovo adesso imbarazato per avisargli, a discarico della mia delicatezza, quanto accade senza mia colpa. Se tacio mi comprometto, se lo averto urlerà con furia tragica. Penserò fino alla posta ventura. Intanto abbiate in considerazione che qui, e a Nizza dalla parte di Livorno special­mente per mare si sanno i fatti, e i discorsi della Toscana in rapporto alla Francia, e Dio volesse che si scrivesse solamente il vero.
Tillj à qualche volta ritenuto per più. ore le vostre lettere, e di due ne prese copia. Non abbiate però la minima inquietudine. Anche nel caso di sua possibile emigrazione panni che non ne farebbe cattivo nao con i Coalizati, e facendolo non vedo che comprometterebbe né il Gran Duca, né voi, perchè quelle lettere sono scritte con misura prudentissima. Tillj è capace d'una scelleraggiuc più tosto che d'una viltà. Non ostante non avrà in apresso vostre lettere in mano senza la mia presenza. Penso anzi di sciogliermi dalla legatura di mostrargliene regolarmente. Ieri sera gli dissi il contenuto dell'ultima vostra, e non gnene diedi a leggere. Adesso i punti principali sono discussi, e Tillj è per noi, quanto può contarsi che lo sia un nomo torbido, e stravagantissim o.
V'accludo una lettera d'un tal Gaetano Piattoti di Firenze, nipote dell'abb. Tanzini che me lo racomanda. Parlatene a vostro fratello che mi saluterete perchè occorrendo potrà pren­derne informazioni. Mi dicono che è povero, abile, e onesto.
Doppo scritto fin qui viene Tillj a cercarmi. M'avisa che da buona parte sa che ieri questo Incaricato della Russia à ricevuto dal Console russo in Livorno una lettera nella quale lo informa che senza intelligenza del Gran Duca à ilM.se Manfredini aiutato da me, e da altri che chiama pessimi soggetti intrapreso il trattato d'una nuova neutralità con la Francia, che la Toscana freme di questo tradimento, che si procura dai buoni di far venire sotto qualche