Rassegna storica del Risorgimento

1794 ; FRANCIA ; TOSCANA ; CARLETTI FRANCESCO ; CORSINI NERI
anno <1936>   pagina <298>
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298 Ruggero Nuti
qunl'è la legge generale in Tortona per i viaggiatori) che vi arrivano. Ognuno può notarci almeno qualche giorno, doppo che ha dato il suo nome, che a me con furberia gesuitica non fu domandato. Ieri ò finalmente auto questo sicuro riscontro. Quanto più li oppressori sono grandi. tanto più mi piace attaccarli, e strascinarli al tribunale della pubblica oppinione. Valevo per* ciò scrivere con vigore, e rispetto al Ministro degli alfa ri esteri in Turino, e dirgli che in man canza di pronta, e sodisfacente sua risposta, mi sarei determinato a stampare la mia lettera; perchè chi è puro nella sua condotta non soffre insulti, nemeno quando falsamente autenticati del nome venerabile dei Sovrani, che sono quasi sempre buoni, avendo pochi motivi d'essere cattivi, e quasi sempre resi odiosi, e adesso infelici dalle imbecillità, o dalle violenze dei loro Ministri. La mia lettera sarebbe una misura privata della quale io solo sarei responsabile. Mi pesa nell animo questa insolenza taffina, e se non faccio presto a chiederne ragione, i grandi avenimenti che si preparano in quella parte, potrebbero fare sparire i colpevoli. Non ostante io delio nelle attuali intrigate circostanze, e per ossequio, al Gran Duca sospendere ogni passo finché voi per via di scoperta, o chiaramente non cercate d'assicurarvi, che si approva o almeno che non dispiaccia. Procuratemi la libertà d'agire e acquisterete un nuovo titolo alla mia riconoscenza.
Vi Ò detto pia volte, e vi ripeto che Tillj mi pare un matto, un ciarlatano di patriottismo, ma non un birbo, non un vile. Tutti lo anno giudicato cosi prima della rivoluzione, allorché era nadependentc per sua scelta privata. Non so indurmi a credere che doppo il mio arrivo qui abbia fatto male alla Toscana. Prima si perchè non conosceva la nostra condotta, ed à come dite benissimo uno spirito d'inquisizione, che à. esercitato ed esercita con la Toscana, dove à molte oscure corrispondenze con nemici nostri, ch'io con successo ò cercato di screditare. Ricordatevi quel che Tillj disse pubblicamente alla mia tavola la settimana scorsa. Un uomo del suo carattere non può mettere tanta contradizione fra le sue pubbliche, e private oppinioni. Non ostante potrei ingannarmi. Anch' io qualche volta Pò creduto uno scellerato volgare. I.o tratto con cautela, come se lo fusse, quantunque adesso io non Io pensi. Azzardo dirvi che non dovete temere mai un'imprudenza da me, quando agisco per altri.
Cacauit à ragione di dolersi di Tillj, che male a proposito si dirige a me per tutto ciò che dovrebbe dirigersi a lui. Non vorrei si dolesse di me, perchè non amo mai far torto olii onc-st'uoniini, e Cacauit m'è comparso tale. Per ciò vi pregai a mio discarico mostrargli li originali viglietti di Tillj, del quale io devo secondare la marcia, qualunque siasi.
È difficile decidere se li inglesi sono stati più scellerati nel mettere, che nel levare il blocco a Genova. Qui ne è desolato ogni partito. E incalcolabile la prossimità, e l'importanza delle conseguenze. Ponete insieme l'insolenza dclli inglesi, l'avversione di questo popolo per essi, la disarmonia dei spagnoli, l'entusiasmo dei francesi, l'interesse dei malcontenti per promuo­vere disordini, la divisione per il publicato processo di Serra, che i suoi amici vogliono stam­pare per provarne l'ingiustizia, e sommate.
Crederò, giachè lo volete, che Seratti si ritiri per salute da Livorno. Sarò meno docile a credere che costà non si sono aperte le mie lettere. Voi siete una vera testa di bravo ministro.. Per ebarazarci del peso di risarcire il mio onore che à sofferto in tale apertura, la negate con l'appoggio di quanto vi à detto Manfredini. Manfredini, e voi siete onesti uomini. Vi crederò quando a una positiva domanda fatta da me avrete data una positiva risposta con cognizione di causa.
Le Sibille, e le persone di Corte, quando stanno nell'altare, domandano, e rispondono in uno stile d'onorata finezza diverso da quello dei miseri mortali come me. Il fatto è che le mie lettele sono state costà aperte, e non me ne importa; si è parlato di ciò con mio svantaggio, e me ne importa moltissimo. Non domando i vostri segreti: raccomando la mia convenienza.
Questo Senato BO con certezza che non à ancora ricevuto dalla Francia risposta a un affare premuroso, del quale scrìsse fino dallo scorso ghigno, non ostante che in Parigi vi sia un Ministro di Genova uomo abile, e insistente. Averto ciò per consolazione nostra, se ci manca nell'ora il