Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1936>   pagina <314>
immagine non disponibile

314
Elena Veccliir-Pinto
avrebbe potato far rifulgere nuovi atti, di eroismo, che non potevano essere senza effetto sul futuro. *)
Mentre quindi ancora si stavano discutendo gli accordi francoromani, la ritirata delle truppe napoletane a Velletri, risollevò gli spiriti malgrado che anche questa volta la vittoria avesse prodotto gravi danni ai paesi attra­versati dai vinti fuggiaschi. Ma, purtroppo, contemporaneamente giungevano notizie allarmanti dalle Marche, ove gli Austriaci avevano occupata Ancona, e si dirigevano verso Perugia. Questi fatti decisero gli incaricati ad affrettare le discussioni e il 1 di giugno il Borgatti, al nome e indirizzo convenzionale delPinto (sig. Andrea Pisoni Torino), poteva spedire 2) una copia dei patti più onorevoli stipulati col Lesseps in attesa dell'approvazione definitiva del governo Francese.
Ma il 3 giugno, per ordine di quel governo, il Generale Oudinot, rompendo l'armistizio, che scadeva solo il giorno seguente, attaccava le truppe romane, mentre l'Assemblea riceveva una nota in cui si dichiaravano nulle le trattative col Lesseps in quanto che egli era scaduto dal suo ufficio fin dal 31 maggio passato!
L'opinione pubblica piemontese, minutamente informata per opera del Pinto di questi atti cosi poco onorevoli del Governo francese, vibrò di simpatia per il disgraziato popolo fratello, cosi indegnamente ingannato; e il 5 di giugno il Pinto poteva mandare al suo dicastero s) la consolante notizia che non sarebbe stato difficile comporre un nucleo di soldati armati e volenterosi che spontaneamente si offrivano per la difesa di Roma liberale.
Ma se questi erano i sentimenti di una parte del popolo, a diverse preoccu­pazioni doveva ispirare il Governo la propria opera. Infatti al 10 giugno, alla notizia delle fortunate azioni romane del 5 e del 6,*) essendosi formata una piccola dimostrazione di simpatia verso il Pinto, che in quel momento rappresentava Roma vittoriosa, il Governo mandò immediatamente la forza armata per disperdere quei patrioti che pure nuli'altro volevano che acclamare il coraggio dei loro fratelli. E il 25 giugno 5) mentre Roma ancora eroicamente resisteva, già si lasciava diffon­dere la notizia certa di una resa o di una occupazione senza alcuna resistenza.
Roma resistette ancora più di una settimana, forse sperando che la pace che il Piemonte concludeva coli'Austria facesse sollevare a suo favore e in suo aiuto i liberali di tutta Italia; ma quando il 4 di luglio, il Borgatti riceveva l'ultima lettera dell'inviato romano Pinto, scritta coll'animo pieno ancora di speranze il 2 dello stesso mese, nelle mura della gloriosa città entravano vinci­trici le truppe francesi. El Ri HI
ELENA VECCHI-PINTO
1) cfr. MODERNI, op. dt., pp. 277-278.
2) Vedi doc un. 53-54. 8) Vedi doc. . 61.
) Vedi doc. n. 68. 5) Vedi doc. u. 87.