Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1936>   pagina <318>
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Elena Vecchi-Pinto
Governo. Non mi è quindi inaspettato quanto mi rifiorite coll'uiLima vostra del 30 pusB.to marzo tu o testé ricevuta In mezzo a queste vicende però voi scorgete che vi e in Piemonte come in tutta Italia un fatto che nìuna forza pud più bastare a distruggere, perche compenetrato coi sentimenti più sacri di tutti gl'Italiani che non è più possibile che di fronte a questo fatto a questa tendenza ineluttabile si venga a posare ed abbia vita una politica conservatrice una politica che scambia la causa d'alcuni individui con quella della Nazione contro questo fatto che è il voto solenne della Indipendenza fin qui eccitato, propugnato ed esteso dal Governo medesimo è egli da credere che si possa consumare una violenza materiale che si possano impunemente rivolgere contro il petto di fratelli quelle armi preparate in comune per com­battere l'austriaco?
con tutta la confidenza che l'Italia centrale, che l'alta Italia si fa forte sopra questo voto che porterà a cotesto Governo un'opposizione invincibile e con tale elemento che le sta a fronte la Reazione non potrà mai tentare un colpo decisivo. La causa dell'Indipendenza avrà quindi tutta la imponenza per cessare l'allarme dei timidi, per spaventare i nemici e per munirsi al fine delle forze necessarie a cacciar lo straniero.
Percorrendo le istruzioni che vi ho dato nelle mie lettere precedenti io trovo che voi potete svolgerle nel senso di queste condizioni in cui si trovano il Piemonte e l'altre parti d'Italia. La nostra Repubblica e la Toscana provvedono ora a fornirsi di tutto il materiale possibile per concorrere efficacemente alla Guerra. Voi dovete quindi rimanere a Torino e la vostra destrezza ed abilità vi suggeriranno di adattare le ricevute istruzioni alle varie contingenze di cotesto Governo ed alla sua polìtica. Che se anche non perveniste non dico ad ottenere formale ricono­scimento ma a stabilire relazioni ufficiose, vi è facile conoscere che a noi gioverà sempre avere costì un corrispondente zelante ed accorto come voi siete che ci ritragga le condizioni del paese e promova contemporaneamente disposizioni a noi favorevoli anche fuori della sfera del Governo.
Io non dubito che non siate per corrispondere con tutto SI fervore che vi distingue per la causa della patria e della libertà. Il Governo della Repubblica sa apprezzare la vostra posizione e terrà conto de' vostri servizi.
Solute e fratellanza p. il Ministro
F. Borgatti.
8.
Ministero degli Affari Esteri. Roma, li 19 aprile 1849.
N. 1206. Cittadino Inviato,
La presente ha per iscopo di annunziarvi che la Sicilia ci ha officialmente riconosciuti, strìn­gendosi con noi in un'alleanza compatta e infrangibile. Sia vostra cura di dare di questo fatto partecipazione al Governo presso cui risiedete e il fare che i giornali di costi lo commentino come si deve mostrando la simpatia che la Repubblica Romana trova per tutto. Senza spegnere interamente la libertà in Italia, senza restringere dall'Alpi al mare quelle catene che per tanti secoli ribadì il dispotiamo in questa terra sventurata è impossibile che la Diplomazia possa venir a capo di far tacere le giuste esigenze d'un popolo che come fratello si riconosce dall'Etna a Milano, che in solido si tien tutto nel gran riscatto da propugnarsi. La generosa Sicilia che eccitò or son due anni colle eroiche giornate di Palermo, l'ammirazione di Europa ci sia un novello scudo contro i nemici che ci fan guerra, determini i governi tutti ad imitarla riconoscendo come Santa e legittima la Repubblica Romana.