Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1936>   pagina <319>
immagine non disponibile

La missione di Michelangelo Finto inviato presso il Gommo Sardo 319
Voi, cittadino Inviato, ricaverete tutto quel (rutto che il vostro senno vi mostrerà dal fatto che vi ho annunziato, facendo progredire le morali condizioni del paese nostro. Riposandomi sulla vostra sagacità per ora fratememente vi saluto.
Il Ministro. Carlo Rusconi. Al Cittadino Michele Pinto Inviato della Repubblica Romana a Torino.
9. (da un foglio a stampa).
Repubblica Romana
Ai Governi e ai Parlamenti dì Francia e d'Inghilterra
VAssemblea Costituente
I Rappresentanti del libero popolo Romano indirizzano parole di richiamo e di fiducia insie­me, ai Governi ed ai Parlamenti delle due più libere e potenti nazioni d'Europa.
È noto al mondo che noi fummo per molti secoli governati dalla Chiesa negli ordini tem­porali con quei speciali modi di assolata autorità, eo'quali essa governa gli ordini spirituali, onde avvenne che in mezzo alla luce del secolo decimonono qua regnassero le tenebre del medio evo, l'incivilimento fosse combattuto spesso con aperta guerra, sempre colla forza d'inerzia, e che perfino fosse delitto per noi il sentirci e chiamarci italiani.
È noto al mondo che noi tentammo più volte vendicarci in libertà: ma l'Europa ci fece espiare con servitù più dura quelle prove per le quali altri popoli venivano glorificati. Parve alfine venuto dopo lunghi martirii il giorno del riscatto e noi fidavamo nella potenza delle idee, nella prepotenza degli eventi, e nell'animo mansueto del Principe; ma volemmo essere italiani innanzi tutto e fu colpa; ci credemmo liberi e fu illusione. Un giorno il Principe ci abbandonò, e restammo senza governo: non mancò chi cercasse modi di composizione: fu invano: vennero reietti perfino i messaggi del Parlamento e del Municipio; il popolo portò più oltre il tempo, colla pazienza; ma il Governo emigrato non pronunziò mai più una parola di libertà, una parola d'amore; chiamò in colpa tre milioni d'uomini dell'eccesso di uno; e quando si pensò al modo che solo restava per costruire un'autorità dal Principe col fatto abdicata, il Sacerdote ci maledisse. È noto al mondo che il suffragio universale die origine alla nostra Assemblea la quale eser­citando per necessità un diritto imprescrittibile volle esautorata per sempre la teocrazia e procla­mata la Repubblica. Nessuno contrastò; la voce degli esautorati si fece sol essa udire in suono di querela.
E l'Europa vuol dare ascolto a questa voce e sembra dimenticare la storia dei mali nostri e confondere anch'essa ciò ch'è degli ordini spirituali;, e ciò che è dei temporali.
La Repubblica Romana ha sancito l'indipendenza e il libero esercizio della autorità spiri­tuale del Pontefice, e con questo mostrò al mondo cattolico quanto sentisse profondamente il diritto di libertà d'azione religiosa inseparabile dal Capo supremo della Chiesa. Per mantenerla integra alla morale guarentigia della devozione di tutti i nostri fratelli cattolici, la Romana Repubblica aggiungerà la guarentigia materiale di tutte le forze di cui essa dispone. Ma a ciò non s'accontenta V Europa a quel che traspare perocché ci vada ripetendo alla Cattolicità impor­tare l'esistenza del Governo temporale del Romano Pontefice.
A questo proposito noi invitiamo i Governi ed i Parlamenti di Erancia e d'Inghilterra a considerare quale diritto si possa allegare da chicchessia per imporre ad un popolo indipen-dente una maniera di Governo qualsivoglia; con quale sagacia si possa pensare a restaurare