Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno
<
1936
>
pagina
<
320
>
320
Elena Vecchir-Pinto
un governo per natura sua inconciliabile eoa la libertà e colla civiltà, un governo egau tarato moralmente da tempo lunghissimo e materialmente da più che cinque mesi senza che nessuno, nemmeno il clero abbia provato a rialzarne la bandiera; ed infine con quale prudenza si possa tentare di puntellare una autorità esosa nniveraalmente, e perciò solo impotente a durare, e capace a provocare nuovamente cospirazioni, rivolte e perturbazioni continue.
E se noi diciamo che siffatto governo non pud immedesimarsi uè conciliarsi colla libertà e colla civiltà bene ne abbiamo d'onde; avvegnaché lo sperimento fatto d'una Costituzione abbia provato come la pretesa affinità e la voluta miscela delle materie spirituali colle temporali ne incepasse la pratica e lo sviluppo. I Canoni ecclesiastici rendevano vani qua gli statuti civili; la pubblica educazione ed istruzione sotto l'imperio della teocrazia erano privilegio e monopolio de* chierici; immobili erano rese le proprietà per le moni morte, etano immuni e privilegiati di foto gli ecclesiastici ed all'ecclesiastico foro anche i laici soggetti; condizioni tutte cosi lontane dal vivere libero e civile che qualsivoglia nazione libera vorrebbe prima sostenere dieci guerre che sopportarne sol una. E l'Europa la quale fu commossa e perturbata tante volte dalla podestà sacerdotale che coi fulmini della chiesa incendiava gli stati, come pud ella credere oggi comportabile per tre milioni d'uomini il soggiacere ad un imperio che non solo punisce temporalmente chi l'offende esercitando un diritto politico, ma minaccia eziandio la dannazione dell'anima? L'Europa non può credere conciliabili le libere istruzioni con un Principe che può a favore della politica potestà abusare dell'enorme autorità del Sacerdote turbando le coscienze.
Noi confidiamo che Inghilterra e Francia così giustamente gelose dell* indipendenza, non potranno mai avvisare che nel centro d'Italia essere possa un popolo italiano neutro rispetto alla nazione, politicamente quasi feudo al mondo cattolico* sbandito perciò dal diritto universale delle genti, e fatto appanaggio del clero. Imperocché signore dello Stato Romano è il Popolo Romano; e se nell'universalità cattolica è lecito l'intervenire nelle cose di religione non lo può senza manifesta usurpazione in quanto ai diritti politici, in quanto al patto sociale. E mentre intendere e volere si possa la neutralità di un'intera nazione; non cosi la neutralità può imporsi ad una parte della medesima, alla media, a quello Stato che per la positura sua s'interseca e confina con quasi tutte le altre parti d'Italia; il quale stato non potrà mai per forza di trattati e protocolli non vivere della vita nazionale.
I Rappresentanti del Popolo Romano crederebbero di offendere la sapienza civile dei Governi e dei Parlamenti di Francia e d'Inghilterra se dubitassero che quelli potessero sconoscere i diritti e le ragioni qui per sonimi capi dichiarate, e gli utili e vantaggi dell'Europa stessa alla quale importar deve di assicurare la tranquillità, assicurando la fine del Governo dei Preti. Certo da noi non istarebbe che non se ne contrastasse la ristorazione con risoluta, audace, ed irrevocabile volontà; né l'Europa avrebbe da imputarci le catastrofi inaudite che ne potrebbero derivare, né l'offesa che dalla violenta e sanguinosa ristorazione ne verrebbe alla stessa autorità cattolica del Papato. Ad evitare questi mali siamo certi che in Inghilterra e Francia ne soccorreranno d'opera e di consiglio sicché semprepiù si stringano i vincoli di amistà che ornai debbono collegare tutti i popoli liberi.
Roma, 18 aprile 1849.
Per l'Assemblea Nazionale
Il Presidente I Segretari:
G. Galletti. G. Pennacchi
A. Fabretti A. Zamoianchi G. Cocchi.