Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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Elena Vecchi-Pinta
sciolto da ogni freno pad por un istante sfidare la pubblica opinione sotto l'influenza della sciagura di Novara, della caduta di Genova, della restaurazione in Toscana. E tanto pia impane* mente può tentarlo in quanto che manca ora a questo Stato, oppresso già dal peso dì cosi gravi e precipitati avvenimenti la sna legale rappresentanza che faccia sentire colla potente sua voce la volontà decisa del popolo. Oltre a ciò vale il considerare cheli Cittadino Feliciani nella san affrettata partenza non prese con me alcun concerto né mi fece istruito degli effari che eroso in corso: conoscendo peraltro non avere egli mai presentato la sua credenziale a questo Governo, veggo che non avrei antecedenti da far valere per collegarvi le nuove istruzioni che da voi ricevo. Tenendomi quindi sempre pronto a profittare della prima favorevole circostanza in vista delle accennate ragioni credo dovermi astenere ora dal mostrarmi nella qualifica d'Inviato della Repubblica. Se il Governo approva questa mia condotta vorrete manifestarmela, qualora poi si credesse che debba diversamente condurmi basterà un vostro cenno perchè all'istante domandi formalmente un'udienza.
Intanto per tenere Bemprepiù assopito lo spirito del popolo si fanno qui correr voci di ima modificazione nel Gabinetto, voci prive di ogni fondamento di verità. Le trattative di pace col-l'Austria sembrano nei giorni scorsi spezzate per hi enormità delle pretese del Radczki, ma ei è tornato ad allacciarle, e se debbo prestar fede a persone che tengo per assai bene informate, ieri sera si composero nel Consiglio dei Ministri le opinioni di alcuni fra loro che discordavano dalla pace a qualunque costo e fu deciso olla unanimità di acconsentire al trattato anche a quelle condizioni che nei precedenti giorni si rigettavano come vituperevoli dai Ministri medesimi. In mezzo a questo si parla ad arte dagli uomini e dai giornali di una possibile ripresa di ostilità ed è sorprendente che molti vi prestino fede mentre a ninno può essere ignoto come siano stati spediti circa 20.000 uomini nella Savoia e siasi quasi del tutto sguarnita la linea che si trova di fronte all'Austriaco.
Questa mane tutta la città è occupata nel contentare la notizia della spedizione francese che forse a quest'ora avrà le vele dinnanzi a Civitavecchia. L'inviato della Repubblica a Parigi vi avrà pienamente informato del vero motivo di questa spedizione, né posso mai darmi a credere che i soldati della Repubblica Francese volgano le loro armi al petto dei Repubblicani di Roma. È però a prevenirsi con ogni cura che i nemici nostri e i fautori del vecchio sistema non colgano questo momento per un ultimo tentativo reazionario e promovendo un disordine possono fornire un pretesto agli agenti dei Governi conculcatori di libertà per opporre i soldati di libera e generosa nazione straniera a liberi e generosi cittadini d'Italia. Le cure incessanti che pone il Governo per assicurare la pubblica tranquillità e consolidare il nuovo edificio della Repubblica mi assicurano che ove il tristo pensiero sia nato non si giungerà a porlo in atto.
Chiusi in un solo piego ricevo questa mattina respintimi da Ginevra dopo essere già passati per Torino i vostri pregiati dispacci 932 e 944 ambedue in data 2 aprile corrente. Attendo che altri piò recenti me ne pervengano sia di ritorno da Ginevra se colà me ne avrete spediti sia direttamente da Roma per uniformarmi alle disposizioni che in essi mi trasmettete. Non ebbi agio ancora di vedere il Generale Rovcro; ma oggi stesso me ne occuperò e ve ne darò quanto prima il dovuto discarico. Lorenzo Valerio non è ancora tornato a Torino ove lo si attende di giorno in giorno. Nelle provincie si cerca di mantenere desto lo spirito delle popolazioni e quando i collegi saranno convocati è luogo sperare che le nuove elezioni saranno in senso veramente liberale. Tuttociò che nel seguito vi sarà di rilevante non tarderò ad annunziarvelo e cercherò intanto di servire come meglio potrò la causa della Repubblica che è la causa d'Italia.
Salute e fratellanza.
Michelangelo Pinto.
AI cittadino Carlo Rusconi Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Romana.
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