Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1936
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323
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La missione di Michelangelo Piato inviato presso il Governo Sardo 323
12.
Repubblica Romana
Ministro degli Affari Esteri
li 21 aprile 1849.
N. 1222. Cittadino Inviato.
E bene che conosciate lo stato della nostra Repubblica per conformare ad esso le opere vostre in quel modo migliore che il vostro senno vi detterà.
La crisi finanziaria è grave fra noi ma non spaventosa e un. avvenimento qualunque che rialzasse le speranze degli amici della libertà, offuscatesi in questi ultimi giorni in Europa, basterebbe a rimettere in fiore quella fiducia da cui il credito dipende e quindi ogni prosperità economica. Ponete che la Repubblica fosse riconosciuta da una delle grandi potenze o che gli Ungheresi trionfassero completamente degli Austriaci o che il Piemonte o Napoli si destassero ni fine alla vera vita nazionale e uno di questi fatti basterebbe di per sé a dar confidenza nell'avvenire, confidenza nel Governo, e a migliorar quindi quelle condizioni delle nostre finanze che ora si trovano ridotte a un triste stato.
Quanto alla parte politica, l'intervento, voi lo sapete, fu da gran tempo conchiuso ma l'esigenze di Gaeta sono tali e il timore della pubblica opinione è si forte che la Diplomazia non crede di poterle assentire senza mettere in pericolo le sorti del mondo. Nasce quindi un attrito che nulla può far cessare, un conferire perpetuo che a nulla riesce, e purché lo stato nostro vi mantenga in buon ordine, cosa alla quale con tutte le forze attendiamo, l'intervento stabilito non potrà mai attuarsi.
Se le condizioni nostre sono difficili, quelle della Diplomazia non Io sono meno e la ristati-razione del trono papale è tale enigma coi lumi e la civiltà dell'odierna Europa che niuno sa scioglierlo che niuno vuole direttamente assumere lo svolgimento.
Per scemarsene la responsabilità e per poter volgersi con maggior sicurezza alla Nazione, la Francia che non potrebbe vedere un intervento Austriaco, insiste direttamente perchè noi ne i nvochiamo la mediazione ma a patto di darcele piedi e moni legate, come gente che ridotta fosse agli estremi e che forzata fosse ad implorare misericordia.
Fedeli ai nostri proncipij, fedeli a quella divìsa che abbiamo indossata noi rifugiamo da si immonde pratiche lasciando a Dio e ai nostri diritti di far trionfare la giustizia della nostra causa, certi che i nostri nemici potron sopraffarci quando congiurati tutti in nostro danno, che avvilirci non potron mai. I nostri nemici, e per nemici intendiam qui la bieca diplomazia che emanar sembra ancora dai congressi di Vienna, aspettano ansiósi quest'atto di umiliazione da noi che non otterranno, disperano non vedendo nascere ancora quella nazione fra noi che contrista Toscana e che è una delle armi di quelle corrotte sorti contro cui si è tante volte levata l'obbominozione del mondo.
H Conato di reazione seguito a Ascoli è stato già vinto, e tutto ci fa credere all'interna quiete malgrado la scarsezza del numerario e la peste dell'agiotaggio che le tien dietro.
Voi, cittadino Inviato, prendendo in considerazione tutte queste circostanze, vi formerete un criterio della nostra situazione e spenderete i vostri uffici a tutelar sempre più le sorti della Repubblica.
Insistete col Governo presso cui Vi trovate onde indurlo a ben giudicare II nostro Paese e disporlo a garantire l'avvenire di un* istituzione che riassume e francheggia l'avvenire dell'umanità. Triste quel popolo che imbandirà le armi per distruggere la libertà di Roma. Triste quel popolo che potendo non accomninnerà con essa le sue sorti! Roma Repubblica è una garanzia data all' Europa che i principi della libertà sono sacri, perchè tutto quello che da Roma deriva impronta tale grandezza che gli uomini difficilmente potrebbero esservi indifferenti.