Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1936>   pagina <326>
immagine non disponibile

326
Elena Voceki-Pinto
Quando la fortuna avversa alle sue armi nella battaglia di Novara pose il Re Curio Alberto nella necessità di dovere ricercare una sospensione delle ostilità* le condizioni che il nemico imponeva erano tali che quel Principe generoso pensando che particolari avversioni fossero entrate a rendere piò. gravose le proposte, non dubitò di togliersi di mezzo, abdicando spon­taneamente a favore del Figlio la Corona.
Di fatti furono modificate le condizioni, ma non talmente che non contenessero l'uso rigorobo di tatti i vantaggi della vittoria ; ed il nuovo Principe t rovossi nella dora alternativa o di accettare, o di perdere coll'esercito la fortuna del paese.
Fra le condizioni imposte la pia dolorosa era quella dell'occupazione assoluta della Città e della Cittadella di Alessandria; questa, sebbene modificata sino all'ammessione di una Guerni-gione mista di forza ugnale, non cessò di essere gravosissima. se non dal lato militare (poiché una Guarnigione mista non numerosa, se le ostilità si ripigliassero, dovrebbe necessariamente cedere il luogo) certo perchè ferisce il sentimento nazionale.
Il Minuterò che venne a reggere lo Stato dopo il fatto di codesto armistizio prese solenne impegno di procurarne la modificazione; ei vi adempì con ogni caldezza d'uffizii; por cui pareva la vertenza felicemente composta, consentendo i Generali Austriaci a sospendere Faffcttuazione di questo articolo dell'armistizio con che non progredissero gli ulteriori lavori attorno alla città di Alessandria, e fosse ammesso un Battaglione delle loro Truppe ad occupare la città di Valenza. E sebbene essi subordinassero corali modificazioni all'annuenza del Governo Imperiale, tuttavia le espressioni usate crebbero a fiducia che la questione si riducesse a semplici termini di forma.
E veramente, annunciatasi nel Foglio TJffiziale l'acquistata certezza, l'annunzio non fu smentito dai Fogli Austriaci, e l'occupazione non fu posta ad effetto.
Eseguitosi per noi fedelmente l'armistizio in ogni sua arte si iniziavano le negoziazioni della pace; ma le proposte dell'Austria furono tali che il Governo del He non credette che l'onore e l'interesse della Nazione potessero comportarne l'accettazione, e ricnsolle risolutamente.
Intanto i Generali Austriaci adducevano una negativa venuta da Vienna a qualunque modificazione dei patti dell'armistizio e richiedevano l'esecuzione compiuta dell'articolo 3, anzi spinsero la pretesa al punto di voler fare entrare il calcolo della Gucrnigione Sarda l'effettivo della Guardia Nazionale di Alessandria, a meno che se ne operasse il dis armamento.
Il Ministero non potè vedere in codesta pretesa che l'uso di quella preponderanza che le circostanze del momento accordano al nemico: tuttavia se, stretto dall'impegno preso in un armistizio controfirmato dal Generale Maggiore cui per legge era data la risponsabilità della guerra, seni! di non poterne ricusare l'esecuzione sin dove la lettera si portava, si oppose ferma­mente ad ogni estensione, e mantenne che nel computo della Guarnigione Sarda non entrasse la Milizia Nazionale, e non fosse disarmata.
Nello stesso tempo ordinò ai Plenipotenziari! incaricati delle trattative della pace di lasciare immediatamente Milano, onde l'esecuzione di codesto articolo dell'armistizio, che si subisce come legge di guerra, non paresse confermata come preliminare di pace dalla presenza sul luogo di quelli che ne seguivano le negoziazioni.
Il Governo del Re non cura le declamazioni di una fazione, che dopo aver posto in fondo la fortuna del Paese fa accusa a chi venne dopo la sventura delle necessità create dalle sue improntitudini, e cerca ogni via per impedire che se ne possano riparare le forze; esso ha fiducia nella Nazione, la quale comprenderà facilmente che la fede data, e la lealtà da un lato, l'onore, l'interesse e le condizioni del pase dall'altro* segnarono la linea della sua condotta. Davanti al Parlamento Nazionale ei potrà dare a suo tempo sopra tale punto, ampi, formali, irrecusabili schiarimenti. Intanto osso conforta la Nazione, e specialmente le Popolazioni delle Provincie e Città occupate, serbare un forte, dignitoso e leale contegno. Esso francamente dichiara di voler la pace, ma tale, che salvi l'onore e l'interesse del Paese; sopra tali basi è pronto a avvicinarsi alle negoziazioni; spera che il Gabinetto Imperiale Intenderà la ragionevolezza di