Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1936>   pagina <328>
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Elena Vecchi-Pinta
18. Repubblica Romana Ministero degli Affari Estesi li 29 aprile 1849.
1332.
Il sottoscrìtto Ministro dell'Estero si tiene in dovere di rivelare ai Rappresentanti della Repubblica all'Estero le gravi condizioni in cui versano la Patria e la libertà dei Romani,
Nel giorno 24 del corrente comparve a vista del Porto di Civitavecchia una Flottiglia Francese che aveva a bordo un corpo di troppe in circa di 9000 uomini comandate dal Generale Ondinot. Si dissero amici della nostra libertà, del nostro popolo e professarono di voler salvarci da un minacciato intervento degli Austriaci e dei Napoletani. Il pro­clama del Generale però non solo palesava di non riconoscere la nostra Repubblica, ma offriva invece di appoggiare una supposta maggiorità che avesse per scopo la. ristata-azione di Pio IX. Il popolo e le autorità dì Civitavecchia protestarono contro la calunnia di anar­chia, in cui si diceva trovarsi il Paese ed il Generale acconsenti col Preside ad un secondo Proclama più moderato nel quale nondimeno i sensi erano egualmente coperti e di niuna garanzia per noi del presente.
I cittadini Triumviri avevano già spedito ordini di opporsi allo sbarco di quelle troppe ma un Consiglio Militare tenutosi, avendo stimato insufficienti i mezzi di resistenza, li lasciò invece operare senza alcuna difesa. In sembiante di amicizia i soldati fraternizzarono tosto con quelli della nostra Repubblica e col popolo mescolando insieme canti e gli evviva intorno all'albero della libertà. All'indomani a' què nostri soldati non fu permesso di retrocedere e si ebbero quasi prigionieri! Il dì appresso furono trattenuti 600 lombardi diretti alla nostra volta e si rilasciarono soltanto col patto di non entrare in Roma se non dopo il giorno 4 di maggio! Più.molte casse di fucip acquistati dal nostro Governo provenienti da Marsiglia furono fermate in sequestro.
Questi fatti furono accompagnati dall'intenzione manifestata officiai mente ai Triumviri di voler entrare in Roma. Alcune Deputazioni dell'Assemblea, del Governo, del Municipio, dei circoli non ottennero che parole di fratellanza, di amicizia, di libertà, ma niuna garanzia, niuna assicu­razione per la nostra Repubblica. Il Governo quindi essendo così minacciato nella propria esi­stenza ed i voti e i diritti del popolo apertamente conculcati,' l'Assemblea stata sempre in permanenza, commise ai Triumviri di respingere la forza colla forza.
Ad un tale procedere scoppiò la universale, la giusta indignazione di questo popolo. H Municipio, la Civica, tutti gli Ordini si offrirono concordi per repulsare lo straniero che già si disponeva a marciare sopra Roma. Da due giorni si appresta una estrema difesa. Le truppe di ogni arma gareggiando di ardire hanno mosso giurando di morire per la Repubblica. Il popolo riscosso all'insulto si prepara tremendamente lotta sulle sue barricate. Ogni rione, ogni sbocco è munito dei suoi difensori. A questo magnanimo esempio della capitale tutte le Pro­vincie si dispongono generosamente a combattere. I Francesi se lo potranno entreranno a Roma sopra mucchi di cadaveri e in ogni evento la storia ricorderà della loro nazione di avere osato contro la capitale del mondo cattolico, contro la Città delle grandi memorie e contro un popolo che suo malgrado ha dovuto in tal modo difendere e suoi piò sacri diritti, quello che lo stesso croato avrebbe rifuggilo di tentare.
Non devesi tacere che il Governo non B alieno dal trovar modo di risparmiare una lotta sanguinosa, quando questo possa effettuarsi con piena garanzia della nostra Repubblica e con tutto il decoro. Se il Generale Francese vorrà riprendere la marcia per Civitavecchia, gli sarà ivi concesso di aspettare l'esito delle proteste e delle dichiarazioni che il Governo e la nostra Assemblea hanno avanzato al Governo di Franalo,