Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1936
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La missione di Michelangelo Pinto inviato presso il Governo Sardo 335
Cristo la religione degli oppressi, lo scudo dei soffrenti, il refrigerio del cuori. Molti già si chic* dono se una religione che redense il mondo dalla schiavitù debba convertirsi in arma per ridurre i liberi in schiavi; e le menti atterrite da tanta inversione di cose, da tanto disordine d'idee ricavano conseguenze fatali pel cattolicismo che, falsato nelle sue origini, non e più il culto delle vittime ina quello degli oppressori,
L'Europa vi badi prima di perseverare in questa feroce lotta. La religione vi rovina ed è del manto della religione ch'essa si addobba. Libero è questo popolo, santa è questa repubblica ch'esso ha inaugurata; Dio la Benedisse d'una prima vittoria e distrutta esser non potrebbe che col-l'esizio d'intere popolazioni. Tre migiioni d'Italiani han giurato di seppellirsi sotto monti di macerie, di avvolgersi nei ruderi della loro città pròna che disertate il glorioso principio che tanto sollcvolli nella dignità d'uomo; e il popolo di Roma, questo popolo unico ornai nei fasti d'Italia per altezza di propositi, per tenacità di volere, per valore e potenza li guidi nell'agone glorioso. L'Europa vi pensi; la lotta non è più d'esercito a esercito, d'uomini ad uomini; è lotta che abbraccia tutto un mondo morale d'idee, di speranze, di fede, che un'eco aver potrebbe fino alle più tarde generazioni. S'ella perduta nella lotta noi pure, il giuriamo, vi perdureremo; e quel Dio, che fu sempre il Dio dei liberi e dei forti, farà rifulgere anche una volta la sua luce fra noi per porre il suggello alla liberazione del nostro popolo.
Roma, 7 maggio 1849.
Il Ministro degli Affari Esteri Carlo Rusconi.
29. Torino, 9 maggio 1849.
N. 22. Cittadino Ministro,
Gli è col cuore inebriato di gioja che lessi insieme ai bollettini ufficiali i vostri dispacci del 1 e 2 maggio corrente, distinti coi numeri 1349 e 1354. Le disposizioni e i provvedimenti del Governo; il valore delle milizie e l'entusiasmo del Popolo furono pari alla circostanza. Il popolo Romano ha dato una solenne mentita all'Europa che non so con quale animo potrà ora più asserire essere quella Repubblica opera di una mano di faziosi. I Francesi dopo l'esperimento del 30 aprile non torneranno all'attacco senza nuovi ordini di Parigi: ma i Napoletani saranno subentrati loro nel l'assai ire l'innocente Repubblica. È deplorabile che non abbia ancora a cessarsi lo spargimento di sangue fraterno; ma è più dolorosa necessità la difesa della propria esistenza, né i nuovi aggressori s'avranno miglior sorte dei primi. I fatti di Roma han qui destato sentimenti di ammirazione anche in chi non ne approva le cause.
I Giornali venduti ad un Partito, nemico egualmente al Popolo, alla virtù ed all'Italia non sapendo come negare quei fatti narrarono essersi dai Romani tratti in agguato i Francesi incontrati da prima come amici, circondati poi e fatto fuoco proditoriamente su loro. Questa, non saprei se più vile o imprudente menzogna, è abbastanza smentita da tutti i fatti che hanno preceduto l'attacco, ma non sarebbe pur male che il Monilore più particolarmente ricordasse tutte le circostanze che giovano a porre in luce questa bassa e vergognosa calunnia.
Ora m'attendo notizie che simili alle prime mostrino come la causa della giustizia trionfa nelle mani del popolo...
Al Generale De Launay, è qui succeduto nella Presidenza del Consiglio dei Ministri il Cav. Massimo D'Azeglio. Egli è solo intermalmcnte incaricato ancora del Portafoglio degli Affari Èsteri, il che mi fa supporre venga questo destinato al dimissionario Ministro Gioberti che forse con tale modificazione rientrerà nel Gabinetto. Intanto a migliaia si dan congedi alle milizie e ciò cogli Austriaci ad Alessandria e mentre si dicono rottele trattative della pace. È agevole dai fatti supporre la verità.