Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1936>   pagina <337>
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La missione di Michelangelo Pinta inviato presso il Governo Sardo 337
decreti. Il cannone magiaro tuona flotto la mura di Vienna. L'Imperatore d'Austria fuggiasco et getta nelle bracci? della Russia che invia truppe in aoccorso del nuovo alleato. La Turchia si arma e si collegherà coi Magiari. Si commuove la Polonia. La Lombardia è pronta a nuova sollevazione. Venezia si sostiene e minaccia. La Sicilia insorge di nuovo. Roma fa prova meravi­gliosa d'eroismo e di costanza. L'Inghilterra osserva. E una guerra generale in tanto scompiglio è resa oramai inevitabile. La causa del despotismo e della libertà sono a fronte, e la gran lotta va presto a decidersi fra loro in Europa.
La mia condotta qui non pud cangiarsi per ora ma spero che lo potrà fra non molto. Tenetemi al corrente degli importanti avvenimenti di Roma e contate che io non perdo occasione per raccoglierne un qualche frutto.
Accogliete i sensi di mia stima. Salute e fratellanza.
Michele Pinto. Al Cittadino Carlo Rusconi,
Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Roma.
32.
W. 23-/L (da un foglio à stampa)
Massimo D'Azeglio ai suoi lettori.
S. M. volle chiamarmi all'ufficio di Presidente del Consiglio, di Ministro, per interim, degli affari esteri.
Io non credeva, nei tempi difficili, dovrei dire impossibili, che corrono, aver capacità, espe­rienza d'affari, forze fisiche atte ad adempiere ai doveri di un tal grado, e rifiutava d'assumerlo.
Mi venne asserito dagli uomini onorandi che ora sono miei colleghi, che nell'occasione presente poteva pax l'opera mia essere utile al paese.
Se io accostandomi in qualche modo all'opinione loro, accettai l'ufficio che mi era offerto, credo poter affermarlo, fu docilità, non fu presunzione.
Ora io non ho voluto far Programmi. Troppi già se ne son fatti; e poi nel caso mio non ci era bisogno.
Ho abbastanza stancato l'universale colle mie pubblicazioni; e non potrei dure né più, né altrimenti di quello che bo detto, in fatto d'opinioni politiche.
Bensì senza far programmi,,amo diriger? a voi, miei elettori, due parole semplici e franche al mio solito, per dirvi che in questa grave mia posizione, e nelle difficoltà che d'ogni parte ci attorniano, io ho bisogno e chiedo a voi, come a tutti, appoggio, aiuto e fiducia.
Ne sono io meritevole?
Chi può citar nn fatto del viver mio ove abbia mutato, o tentennato, o fallito all'onore; ove colla maschera dell'amor patrio, abbia cercato d'avvantaggiarmi? costui si faccia avanti e lo citi; ed io dovrò confessare la mia domanda eccessiva.
Se nessuno può rinvenire un tale atto, io alzo arditamente la fronte, e dico che ho diritto vi fidiate di me, non come d'uomo capace, ma come d'uomo onesto e leale.
Ma se ho dovuto, incominciando, parlarvi di me, come del nuovo arrivato nel ministero; è mio débito ora parlarvi dei miei colleglli, e di chi e sopra noi.
Vi dico questa sola parola. Se le loro opinioni ed i loro disegni, non fossero state in perfetto ac­cordo coi miei, col mio passato e spero coll'ainto di Dio, col mio avvenire, io non sarei dove sono.
Ora dunque conoscete, l'animo nostro, e forse sarebbe superfluo aggiunger altro, se la con­citazione presente degli animi e delle passioni politiche, ed il bisogno che proviamo d'esser pienamente conosciuti ed intesi, non ci consigliassero ad accennar brevemente quale abbia ad essere la pratica applicazione delle nostre opinioni.
ti