Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1936
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Elùha Vccchi-Pinto
Eccone i capi che più importano.
Cardine d'ogni stato é la forza. Tanto la materiale che la morale. 11 Governo di parte ci ha fatto perdere ambedue. Scopo del nuovo Governo dev'essere il riacquistarle, tanto negli ordini interni, come nelle relazioni colPestero.
Credo s'otterrà nell'interno col dare al Governo la sola, Ja veni base su cnipoBsa fondarsi, l'opinione dell'universale, del popolo vero.
Questo non patirebbe che si tornasse addietro dallo Statuto, né dalle idee di nazionalità, e soprattutto che si restaurasse l'influenza aristocratica. Non vorrebbe neppure che venisse rinnovato il despotisino della demagogia; il despoti sino di piazza.
Conviene rassicurarlo su ambedue.
Si suol dire che il popolo vuole soprattutto la liberta. Credo sarebbe più esatto dire che il popolo vuole soprattutto l'ordine, perchè sente istintivamente che l'ordine è Ja somma della liberta.
Ma l'ordine non si trova che nella legge, nella legalità; e la sua osservanza deve essere prima nei Governo, se si vuole che si estenda tra il popolo.
Ove sia esatta e rigida legalità, sarà necessariamente fermezza e vigore.
Queste due qualità sono indispensabili; senz' esse tutto il resto non serve a nulla.
Gli sconvolgimenti, le lotte di partito, i disastri hanno rallentato gli ordini dello Stato e le varie amministrazioni.
Per tutto si fa sentire mancanza di disciplina. Conviene rimetterla giusta, imparziale e severa.
Crediamo che i principii e gli atti della Giovane Italia siano stati la nostra rovina. Li combatteremo lealmente, ma inesorabilmente.
Né assolutismo, né repubblica e molto meno anarchia, tale è la nostra impresa.
L'Europa è stata salvata da due cose, senza le quali ritornava alle barbarie. Gli eserciti e le corti di giustizia.
Coll'esercito si comprime l'anarchia.
Coi giudizi! se ne giudicano e puniscono gli autori e se ne purga la società.
Fra noi l'intimidazione dei giudici e dei testimoni ha reso spesso impossibili i giudizi. Conviene trovare ad ogni costo rimedio a questo male; fra i primi crediamo sarebbe il riordinamento della polizia. Polizia non nell'interesse d'un partito o di una setta, ma nell'interesse di tutti, e perciò polizia onesta e veramente benefica all'ordine ed alla legge.
Rafforzata ed agevolata l'azione del potere giudiziario, crediamo egualmente importante dare all'esercito tutta la forza di cui è capace.
Non stimiamo che questa consista nella quantità ma nella qualità. La quantità non ci ha data, e non ci darebbe la vittoria in guerra offensiva.
Li guerra difensiva, ove oramai non potremmo essere affatto soli, un esercito meno numeroso, ma buono, servirebbe.
Ne verrebbe poi un vantaggio grandissimo, quello della finanza.
Questi sono in compendio i principii che potranno darci un'amministrazione forte all'interno.
Ove fosse ottenuta* verrebbe a restaurarsi la nostra riputazione all'estero.
Il malgovèrno cele ha fatte perdere, il buon governo ce le farà riacquistare.
Gli eventi hanno dimostrato che se l'Italia non saprà far da sé, nessuno vorrà far per lei.
Crediamo dunque convenga riprendere il primo programma, di riunire le forze italiane ed imprimere loro una stessa tendenza. Unione di Principi fra loro, ed unione dei popoli coi Principi negli ordini costituzionali.
Gli stati Italiani, purché strettamente uniti, potranno non offendere, ma difendersi e farsi rispettare.
Le reciproche gelosie li disuniscono. Conviene dissiparle.
Una triste esperienza ha dimostrato che le antipatie municipali rendono impossibili le fusioni, che ad ogni modo sarebbero vietate dall'Europa. Conviene rassicurare ogni stato Italiano