Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1936
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353
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La missione di Michelangelo Pinto invialo presso il Governo Sardo 353
60.
Roma* S giugno 1849.
Il nostro cannone e la nostra moschettcria ha continuato in tutta la scorsa notte per dia turbare il nemico che lavorava a collocare le artiglierìe. Tuttavia egli è riuscito ad appostare cinque grossi pezzi: due a Villa Panfili nella direzione del Vaticano, altri due alla Vigna di S. Antonio nella direzione di Porta S. Pancrazio; uno nella vicinanza di S. Paolo. La nostra grossa artiglierìa risponde vigorosamente. Diversi razzi nemici caduti in Trastevere hanno mandato a fuoco alcune case. La popolazione è sempre allo stesso modo animata alla difesa ed alla resistenza: ma ciò nullameno Io spirito dei vari liberali fidenti nel progresso umanitario non può non rattristarsi assistendo a maestà lotto fratricida fra Italiani e Francesi. L'Austria e la Russia non potevano conseguire pio. bel trionfo di questo* di mettere cioè alle prese fra loro le due nazioni più temute
dal dispotismo e dalla vecchia diplomazia europea. Addio.
Borgatti. i (Di mano del Borgatti).
P. S. Ho ricevuto il vostro foglio del 29 e vi ringrazio sempre. Addio, addio
B.
61.
Torino, 5 giugno 1849.
N. 30. Cittadino Ministro,
Accusando ricevimento dei vostri nn. 1560 e 1561 del 28 e 29 maggio caduto e uniformandomi alle istruzioni contenute nel primo di essi, mi giovo dei nuovi indirizzi per garantire la nostra corrispondenza.
Le esitanze del Gabinetto Sardo per rispondere alle domande della Francia per l'ingresso delle sue truppe negli Stati del Re non sono ancora del tutto cessate, sebbene sembri che il Ministro inclini a determinarsi per una alleanza colla Repubblica Francese. Nulla peraltro ancora di stabilito e di certo. Intanto in un campo d'istruzione presso San Maurizio furano inviati 25.000 nomini di fanteria perchè si tengano in continui militari esercizi. Un ordine del giorno proibisce ai soldati e sotto ufficiali là lettura del Piccolo giornalismo e voleva anche interdire ai borghesi di visitare gli accampamenti. Vive rimostranze degli ufficiali hanno impedito che questa seconda misura venga adottata restando però ferma la prima. Ieri mi recai al campo io stesso. Ecco le informazioni precise che ivi raccolsi. Sèi in sette mila soldati sono malati negli ospedali, circa tremila convalescenti e più che un migliaio prossimo a cadere per le febbri. Quindi appena a 12 o 13 mila si riduce la cifra dei disponibili. Ciò che lamentano molti ufficiali si è che i reggimenti che più resisterono al nemico e che valorosamente combatterono, bruciano all'ardore del sole sotto le tende del campo dormendo in terra o sulla paglia e scarsamente nutriti, mentre i corpi o che si rifiutarono di combattere o che sostennero il fuoco si riposano dei non patiti disagi, commodamente alloggiati nelle più belle citta dello stato ove prestano il servizio di guarnigione. Si fa sperare alle truppe una alleanza coi Francesi per tornare contro l'Austriaco; non si fa loro neppur parola d'altre truppe italiane. I valorosi di Roma perchè Repubblicani non si vorrebbe fossero noti ai soldati del Re che come faziosi ed anarchici. Qualche ufficiale Lombardo mi fa conoscere over egli modo facile di comporre una compagnia di valenti ed esercitati artiglieri lombardi che cessando da] servire il Piemonte sarebbero ansiosi di porsi sotto le bandiere della Repubblica Romana. Non riuscirebbe a loro difficile il procurarsi le armi quando avessero U denaro per comperarle, ed ottenere il permesso d'uscire con esse dallo Stato Sardo. Resta a vedere se x Francesi concederebbero loro di metter piede in Roma. Fiduciosi peraltro di vedere
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