Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno
<
1936
>
pagina
<
356
>
356
Elena Vecclip-Pinto
68. Torino. 10 giugno 1849. N. 32.
Cittadino Ministro,
Lèttere di Genova annunziavano ieri mattina le truppe Francesi nei' ripetuti attacchi del 5 e del 6, respinte con gravi perdite dalle mura delia eterna Citta, zi tirarsi in piena rotta, quali verso Civitavecchia, quali sul Viterbese, né più alcuna speranza rimaneva all'ostinato Generale di ricondurre le decimate milizie al sacrilego assalto. La fausta novella destò un palpito di gioia nel cuore di tutti coloro che nutrono sensi di patrio amore e di onor nazionale. A manifestare l'interna compiacenza una parte di vivace gioventù percorreva nella sera la contrada di Po facendo echeggiare l'aria di Viva Roma Al valore italiano , Alla Repubblica Romana. Per mezzo a queste grida festose si diresse alla mia abitazione, ma fatta avvertita della mia assenza da casa e supponendo di potermi rinvenire al Teatro Carignano vi si diresse esultante. Colà giunta, soffermandosi nell'attigua piazza, mostrò ardente desiderio di esprimere a me come a cittadino Romano le vive congratulazioni perle nuove glorie di Roma. Alcuni entrarono in teatro per chiedere che mi presentassi a ricevere quelle sincere testimonianze di gloria mentre al festoso clamor popolare si vuotava la platea e tutti univansi alla plaudente dimostrazione. Io però non era in teatro; del che fatta certa quella schiera di giovani, per Passi-curazione datane da alcuni amici, si dirigeva verso la prossima Piazza Castello, ove passando e ripetendo sempre innocenti voci di gioia e di Viva a Roma e all'Italia incominciava a sciogliersi. In questo mentre gli agenti di polizia arrestavano un cavalleggiere lombardo ed un popolano. Alcuni di borghesi chiesero che si ponessero in liberta, qualche carabiniere diede mano alle armi ed era per nascere un conflitto ma pochi militi nazionali giunsero a comporre la nascente questione e la piazza in pochi istanti fa sgombra. Talché, quando alcuni momenti dopo un grosso drappello di lancieri a cavallo colla picca brandita irrompeva a briglia sciolta sulla gran piazza non trovava che i nudi edifici e, se non vi si fosse opposto il romoroso suo procedere avrebbe potuto tranquillamente udire il passo monotono e misurato delle sentinelle di Palazzo. Erano le undici e ncll'uscir dal Teatro vide il popolo la Piazza Carignano coperta di cavalieri disposti ad offesa, mentre gli agenti di polizia ordinavano a tutti i proprietari di caffè, trattorie, alberghi ecc. di chiudere all'istante i loro stabilimenti.
Intanto i pacifici e tranquilli borghesi sorpresi di questo inatteso militare apparecchio, accompagnando le consorti e le figlie e riconducendosi dal Teatro alle proprie case procedevano pei portici di Po. D'improvviso irrompe di carriera la Cavalleria sotto le arcate colle lande in resta; calpesta quei che non giungono a sottrarsi colla fuga al suo impeto, e minaccia da lungi i fuggenti. Si formano gruppi che gridano indignati contro siffatto procedere, ma dopo qualche parziale e brevissima resistenza, cedono tutti iu"n"KÌ al possente argomento delle armi. Alla mezzanotte la città era tranquilla. Forti e numerose pattuglie han perlustrato fino a giorno le deserte contrade.
Notizie della prima dimostrazione popolare io ricevevo nell'Ufficio della Concordia ove passai gran parte della sera nella lettura dei giornali e conversando con qualche amico. Di 11 direttamente mi ricondussi a casa prima che seguissero le ultime dolorose scene passate non senza qualche stilla di sangue. Mi affretto a darvi contezza del fatto senza aggiunger commenti: deducetene le conseguenze voi stesso.
I vostri dispacci del 3 e 4 giugno corrente mi recano interessanti dettagli de' quali non ho mancato di far tesoro perchè s'abbiano la dovuta pubblicità.
Attendo conferma circonstanziata delle già recenti vittorie di Roma e facendo voti continui per la salvezza della patria vi rinnovo coi sensi di mia stimale mie più vive congratulazioni.
Saluti e fratellanza.
Michele Pinto.
Al Cittadino Ministro degli Affari Esteri
della Repubblica Romana.