Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1936>   pagina <360>
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Elena Vecchi-Pinto
77.
N. 1655,
Ricevo i vostri appunti del 5, 8 e 10 corrente. Ammiro sempre più la vostra attività e il vostro zelo per la causa della nostra repubblica. Per quanto vi è dato d'influire in tutti non risparmiatevi. Egli 6 pure d'uopo che l'opinione del liberalismo italiano particolarmente si ricon­cigli con queste popolazioni Romane che furono tanto disprezzate e che sostengono cosi altamente l'onore delle armi Italiane.
Dopo le giornate del 3 non avvennero che scontri parziali come apprenderete dalle mie circolari. I Francesi ora non pensano più di poter entrare in Roma con un attacco di slancio. Preparano però indefessamente lavori di approcci che il nostro cannone non può sempre molestare perchè condotti con molta arte al coperto. Al punto però dell'assalto della breccia la città sarà di nuovo contrastata colla solita bravura delle nostre giovani truppe, se il Governo Fran­cese non cambierà a nostro riguardo l'attuale politica. Vi scriverò quanto prima sull'offerta dei Lombardi perchè è d'uopo che prenda le debite intelligenze con questi cittadini Triumviri e col Ministro della guerra. Proseguite a tenermi informato dei fatti di costi e persuadete che in Roma non si combatte che per la causa Italiana che è lo scopo supremo di tutti i nostri sforzi. Salute e fratellanza.
Borgatti.
Roma, 17 ghigno 1849.
78.
Roma, li 18 giugno 1849. Vi ho scritto ieri sulla lettera di Lesseps a Oudinot che voi troverete in tutti i giornali si Italiani che stranieri. Vi ho detto che a me pare che la questione abbandoni per poco il suo carattere politico per prendere quello di pubblica moralità e di onor nazionale; che quindi in Francia tutti i partiti debbono unirsi per condannare la scandalosa condotta di quel governo. Se non che a fronte di questa nuova complicazione, quale sarà la nuova linea di condotta politica che potrà imporsi dall'Assemblea e dalla Nazione al Governo Francese ? Secondo me non restano ora alla Francia che due sole vie? o di richiamare il corpo spedizionario d'armata del Mediter­raneo nei limiti delle primitive istruzioni approvate dalla cessata Assemblea Costituente o di riconoscere la nostra Repubblica, La prima via ha dei pericoli per noi e per la Francia; per noi stante che ci potremmo allora trovare abbandonati ad una lotta troppo ineguale con ratte le altre forze che già concorrono e concorrerebbero tanto più. affrettatamente allora per rimettere il Papa; per la Francia perchè essa vedrebbe cosi scomparire vergognosamente qualunque sua influenza da tutta la Penisola. La seconda via quella del riconoscimento della Repubblica, come urterebbe i più vivi interessi di tutti i governi assoluti e costituzionali d'Europa, cosi equivarrebbe di necessità logica ad una dichiarazione di guerra universale. Io dubito molto che l'attuale Assemblea Francese sia, e per concetto e per ardimento, all'altezza di questo supremo bisogno e temo che ella calcoli troppo gli azzardi e i pericoli di una guerra generale. Tuttavia gli ultimi fatti di Roma possono destare tale una commozione in Francia da far temere ai Governi d'Europa compromessa di nuovo quella pace che essi contavano già come ristabilita. Questa nuova com­plicazione presenta agli interessi e alle negoziazioni diplomatiche un solo criterio quello che altra volta vi fu raccomandato alle istruzioni di questo Ministero, e cioè di riconoscere hi ristaurazione della sovranità Papale come un fatto politicamente impossibile. Con questo criterio sei Governi vorranno veracemente evitare la guerra conosceranno ancora chela questione romana non può essere risoluta sulla base di una ristaurazione papale ma con una combinazione più omogenea alle esigenze dei tempi e allo spirito delle popolazioni romane. D papato si è da sé stesso ucciso. L'ultima enciclica di Pio LX ne è una prova evidente. Se noi potremo richiamare i Governi d'Europa a queste considerazioni che sono gravi per essi come per noi avremo forse