Rassegna storica del Risorgimento
1849 ; PINTO MICHELANGELO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
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1936
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Eletta Vécchi-Pinto
80.
Roma, 19 giugno 1849.
Gli avvenimenti di Francia hanno ormai tolto quel velo che fin qui copriva la polìtica di quel governo, dando luogo alle più strane illusioni. Io m'astengo dai trattenervi su questo punto di cni voi potrete esser giudice migliore. Questa mattina il Generale Oudiuot ha ripreso l'attacco alla breccia. I colpi di cannone sono forti e frequenti: lo spirito della citta è sempre lo stesso e grande è sempre l'ardore delle nostre milizie per In difeso. Addio.
Borgatti,
81.
Roma, 20 giugno 1849.
Le notizie di Parigi non fanno che render vie più tenace la difesa di Roma. Il cannone nemico continua fortemente e produce non pochi danni alle lavorazioni dei nostri. Forse domani sarà giorno di lotta terribile. Addio.
Borgatti.
82.
Roma, li 21 giugno 1849.
Questa mattina una mina francese ha scoppiato sotto al bastione di Porta San Pancrazio, luogo preso principalmente di mira dall'inimico; ma fortunatamente la robusta costruzione del bastione ha fatto sì che il colpo vada fallita. Le febbri terzane, notissima malattia dell'agro romano, molestano gravemente da dne giorni l'armata nemica. Non poco numero di truppe è già fuori di combattimento. Oggi pure prosegue il cannone nemico alla breccia. Addio.
Borgatti.
83.
Roma, li 22 giugno 1849.
Con una sorpresa ha questa notte il nimico passata la breccia, e presa posizione in un casino entro le mura. I nostri tentano scacciamelo prima che siano finiti tutti i lavori di breccia e passino quindi altri corpi. Le campane a stormo hanno chiamato il popolo alle armi e il popolo ha lietamente corrisposto a questo invito. Addio.
Borgatti.
(Di mano del Borgatti) Ho ricevuto il vostro n. 34 del 16 corr. e vi ringrazio delle importanti
notizie. Addio Vostro di cuore.
Borgatti.
84.
Torino, 22 giugno 1849.
N. 36. Cittadino Ministro,
Il linguaggio dei giornali Ministeriali di Torino vi proverà abbastanza quale opinione porti tuttora l'attuale Gabinetto sulle cose di Roma. Dessi gongolano dalla gioia e impudentemente tripudiano, fiduciosi che Roma, dopo aver veduto la malafede del Governo Francese, la servilità di quell'Assemblea, l'inerzia del grande Popolo, piegherà il capo, e piedi e mani legate tornerà sotto il giogo pretesco. Ma Roma li farà, istrutti del loro inganno. Roma sa che la giustizia e la