Rassegna storica del Risorgimento

SUEZ (CANALE DI)
anno <1936>   pagina <373>
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I sottoscrittori italiani delle asiani detta Compagnia Universale, ecc. 373
Il risultato della sottoscrizione delle azioni a Torino può apparire modesto allo storico superficiale; ma è, invece, da ritenersi soddisfacente, se si considera che la città si sentiva alla vigilia della guerra con l'Austria. E lieto e soddisfatto se ne mostrò il Lesseps stesso, che vivamente se ne compiacque in una lettera con l'amico Torelli.
A Genova i sottoscrittori furono soltanto 6 per un complesso di 430 azioni: ma è d'uopo osservare che di esse ben 200 furono sottoscritte dal banchiere Carlo Francesco Nocca di Pavia, il quale ne aveva inoltre, sottoscritte altre 300 nella sede di Torino. Notevole contributo alla sottoscrizione delle azioni diede un'altra città marinara, Savona, dove il presidente della Camera di Com­mercio, Angelo Ponzone, aveva personalmente interessato i negozianti e gli armatori locali. La risposta venne in misura superiore ad ogni aspettativa, essendo state sottoscritte ben 264 azioni per parte di 40 persone: il solo ingegnere Pélard ne aveva sottoscritte 200.
Eccezion fatta per Firenze, dove Bettino Ricasoli sottoscrisse da solo ven­ticinque azioni, per Cagliari; dove ne furono sottoscritte appena quattro, e per Nizza, dove pure ne furono sottoscritte quattro, scarso contributo fu quello delle altre città italiane.
Le poche sottoscrizioni di Milano furono unite a quelle più numerose di Venezia e conteggiate a favore dell'Impero Austro-ungarico: a Milano stessa e nelle altre città lombarde, svolgendosi assai lentamente il passaggio dalla vecchia organizzazione manifatturiera a tipo artigiano alla nuova organizzazione industriale, non abbondavano i capitali disponibili per intraprese che non fossero quelle agrarie. Inoltre, date le idee prevalenti nella politica economica austriaca e la ristrettezza del mercato lombardo, si riteneva pericoloso avven­turare capitali in speculazioni grandiose, quale era giudicata dallo spirito essenzialmente pratico della popolazione l'impresa di Suez.
Nelle altre regioni il grande progetto era bensì stato illustrato con articoli di giornali e con pubblicazioni di vario genere e di diversa importanza. A Roma una speciale Commissione nominata da S.S. Pio IX doveva studiare e riferire K quali conseguenze siano per derivare al commercio dal progettato taglio del­l'istmo di Suez e quali disposizioni fossero in quell'ipotesi da adottarsi affinchè lo Stato Pontificio possa trarre partito dalle variate condizioni geografiche . La Commissione era composta di Monsignor Ministro del Commercio e dei Lavori Pubblici, presidente; Vincenzo Pericoli, vice-presidente della Camera primaria di Commercio, di Roma; commendatore Stanislao Sterbini, vice-direttore generale delle Dogane; prof. Nicola Cavalieri San Bertolo, ispettore del Consiglio d'Arte; commendatore Gerolamo Petri, minutante della Segreteria di Stato; cav. Luigi Moreschi, minutante del Ministero dell'Interno; dott. Giuseppe Sga-riglia, minutante, capo della Sezione del Commercio; commendatore Luciano Milanta, console generale pontificio di Odessa, ora in Roma; cav. Adolfo