Rassegna storica del Risorgimento
SUEZ (CANALE DI)
anno
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1936
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pagina
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375
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APPUNTI, NOTIZIE E VARIETÀ
GIUSEPPE GABUSSI. *) - Fra le vittime del passato regime, perchè caldo propugnatore di libertà, è a segnarsi il nome di Giuseppe Gabussi. Egli nasceva in Bologna il di 5 ottobre 1791 quando Italia al suono delle armi francesi, che le rumoreggiavano dappresso, andava sollevandosi alle nuove idee di repubblica, tentando scuotere il giogo delle sue vecchie monarchie. Così il Gabussi col latte succhiava quelle idee, ebe non lasciò mai. Cominciò; a vivere in un tempo nel quale pochi anni per lo sconvolgersi degli antichi sistemi, e Io avvicendarsi continuo di tanti avvenimenti valsero, direi quasi, per molti secoli. Seppe osservare, e trar profitto di questi avvenimenti, intanto che non lasciava gli studi profondi delle leggi, unitamente ai più ameni delle lettere. Laureato nella patria università, fu nel 1813 nominato patrocinatore presso la Corte di appello ed indi a pochi anni ebbe titolo di avvocato. Nei pochi di che Bologna nel 1831 tentando con generoso pensiero di scuotersi nuovamente dal collo il suo giogo e si resse in governo provvisorio, nominò il Gabussi giudice di appello, ma non appena, per le forze tedesche, tornò il dominio papale in quella città fu dimesso e a gran mercè nel successivo anno nominato giudice di prima istanza. Ma la colpa di aver amata la libertà della patria non era a lui perdonabile da chi per natura, non che percuoter la vittima, vendicava siffatti delitti persino nelle seguenti generazioni. Noi tutti ricordiamo quali promesse di più largo governo nei propri Stati facesse la corte romana alle stesse potenze straniere, allorché le concessero di riavere colla forza le perdute città, e ricordiamo pur troppo come a quelle promesse successero invece persecuzioni di ogni genere, esili, carceri, uccisioni, nuova e peggior tirannide ebe mai, durata per ben sedici anni! Da siffatte persecuzioni non fu salvo il Gabussi. Dal Cardinale Albani* spedito Commissario straordinario a Bologna, fu dimesso dal seggio di giudice; carcerato per titoli politici nel 1833 fu condannato per venti anni al forte di Civita Castellana: n'erano trascorsi quattro, quando venne commutato il residuo della pena in esilio. Ramingo dalia patria alcun tempo stanziò in Inghilterra, passò in Francia e nella Svizzera finché rivide il cielo d'Italia e con la propria famiglia riparò nell'ospitale Firenze. Dopo la amnistia di Pio IX si recò in Roma.
Intendiamo di far onore a quest'uomo col dire, ch'egli stentò onoratamente la vita scrivendo articoli per alcuni giornali, e con assai più libertà di quella che sopportavano i tempi, mutati è vero, ma sempre di servitù. Con meraviglia e dolore egli vedea i più caldi partigiani d'indipendenza e di libertà italiana, festeggiare il papato come mezzo al conseguimento di esse: sapea in cuor suo non potersi mai sperar libertà e indipendenza da una casta, che congiurò sempre a schiacciare ogni generoso movimento, ogni pensiero che fosse a questo scopo duetto. Mostravano i fatti, ebe il Gabussi, e pochi altri con lui non andarono lungi dal vero.
Era per tornare in Firenze quando fuggito da Roma il Pontefice, ch'egli riguardava come il maggiore, anzi l'unico ostacolo alia libertà, vi rimase e convocata l'Assemblea Costituente ebbe doppia elezione da Roma, e da Civitavecchia: otto per quest'ultima.
Coerente ai suoi principi parlò caldamente, e con forti parole a proclamar la Repubblica, alia cui speranza avea sempre rivolto il cuore e la mente. Non verboso, non esagerato manifestò il suo coraggio quando con discorso ognor crescente per forza di argomenti e di logica. Presidente parlava al popolo raccolto nel vasto teatro di Tardinomi.
Per decreto dell'Assemblea Nazionale fu inviato Commissario al Governo provvisorio di Toscana per imitare quella Costituente ad unirsi alla nostra.
I) Continuiamo la pubblicazione delle biografie dei Rappresentanti del Popolo alla Costituente Romana. Ved. Rassegna* a. XXIII (1936-XIY), fase. II, pp. 251-255.