Rassegna storica del Risorgimento
SUEZ (CANALE DI)
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1936
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Appunti, notizie e varietà
La strettezza di sue fortune, conseguenza crudele della carcere e dell'esilio offerto, è un testimonio solenne di sue virtù. Stara la Romana Repubblica se ogni cittadino sari eguale a quest'uno.
Voto per essa*
(La Guardia Nazionale Italiana, trim. I, per. II, n- 25, martedì 28 marzo 1849).
BIBLIOGRAFIA : A. M. GBISALBERTI. // processo di Giuseppe Gabtusi (1834), in Rassegna Storica del Risorgimento, a. XV (1928), fase. I, pp. 126-159; n>., Gabussi Giuseppe, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano, Vnllardi. 1933, voi. III,pp. 160-161; A. CAVAKA, Claudia Gabussi, in II Comune di Bologna, n. 4, aprile I934-XII, pp. 67-69.
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LIVIO MARIANI. Nato in piccolo villaggio del Lazio, di civilissima famiglia, piuttosto cicco anzi che no, fu sino dai suoi primi giovanili anni studioso di liberali dottrine. Scrisse sopra alcune leggi economiche, politiche e criminali, ma i suoi amici non poterono indurlo a farle di pubblica ragione: la più conosciuta delle sue opere è la storia di Subiaco, che ai dice preziosissima di memorie inedite del medio evo, tratte dall'Archivio di S. Scolastica, chiuso alle investigazioni dei Muratori.
Nella sua provincia fu sempre il difensore del popolo contro i baroni: la di lui casa fu sempre l'asilo dei sventurati, e profughi liberali, per uno dei quali (il Montanari) soffri persecuzioni: fu sempre la scuola di libertà. Scelse sempre per amici uomini dotti: senza ricordare, che giovanissimo conservava con il Cardinal Consalvi, da cui rigettò ogni esibizione d'impiego, e in ispecie di segretario della delegazione di Ancona: furono suoi amici in Roma il Porticari, il Mariottini, il Fea, il Nibby, il Miller, ecc. Soffri nel 1821, a causa di libertà, prigionia per ordine della Corte di Napoli, da cui fu liberato perchè il governo romano lo rivendicò suo suddito. Soffri anche altra prigionia nel 1829; giudicato da una Commissione speciale di cinque prelati: ne sorti a causa di valida difesa del Baffi.
Senza ricordare, ch'egli è Tenente Colonnello del battaglione della guardia nazionale del distretto di Subiaco, divenuto deputato nella passata Camera Costituzionale, tutti sanno con qual coraggio, con qual libertà egli parlasse: persuadeva, e se usava degli accenti, inteneriva: tremendo nemico della infedele burocrazia la fulminava con le sue parole di triumvirati e quin-quemvirati : uomo non dominato da effimere convenienze, né da alcun rispetto umano, forte, indomabile, chi lo chiamava il nuovo Catone, chi il Danton di Roma: a noi piace meglio unirci a chi lo scrisse, e lo dice il Montagnardo.
Come si disse che in una delle composizioni Ministeriali fosse designato nel passato luglio a Ministro di Polizia, cosi si disse che seppe esser forte a quelle seduzioni che la vecchia politica impiegava per farlo suo; quel Potere dovè convincersi di quanto in dialogo imparava.
Chiamato al Ministero delle Finanze, dopo la rivoluzione del novembre egli prese tempo ad accettare, per consultare i suoi amici, ed accettò sol perchè essi lo consigliavano a farlo per il bene del paese. Era ospitato da povera famiglia, che beneficò, e tutti ricorderanno che in via di Ascanio n. 1 in piccola cella seguitava modesto a vivere, come Miniatro: portò economia nell'amministrazione, ispirò timore negl'impiegati, ne scacciò molti o come inetti, o come cattivi, e più avrebbe fatto se vi durava. Tenne in ogni di sei ore di udienza: fatica orribile! Fu sempre assediato dai poveri, e tutti ne partivano consolati: a lui si devono la legge sul modo di esigere la dativa reale: promosse l'abolizione del macinato, delle privative, dei diritti feudali, e signorili. Noi sentimmo da lui nella sezione 6" dell'Assemblea Nazionale la lagriinevole relazione dello stato delle nostre finanze descritta con molta dottrina e cognizione di cosa, con molta franchezza e lealtà e con quella integrità che tanto lo distingue: la sua incorruttibilità, la sua fermezza e la sua probità siano di esempio ai successori.
Come Prefetto di Roma e come Presidente della Giunta di pubblica sicurezza ha mostrato al mondo come si poBsa esser giusto, filantropo, e insieme inquisitore di Stato. Lo giudichi il suo prezioso editto sopra i divertimenti del carnevale che può servir di modello a qualunque Magistrato. Quest'uomo fu uno dei sci che portò sopra di sé la reggenza di uno stato divenuto