Rassegna storica del Risorgimento

SUEZ (CANALE DI)
anno <1936>   pagina <378>
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Appunti, notizie e varietà
Farà tutto il Montecchi, se caldo come dell'amore e d'Italia, posto al fianco di tali colleglli attìngerà da essi nuova forza, e quella esperienza nelle cose civili, che pud sola rispondere alla altezza del suo mandato.
Votò per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale Italiana, trita. I, per.- li- o. 21, martedì 13 marzo 1849).
BIBLIOGRAFIA: A. M. GHISALBEBXI, Montecchi Mania, in Dizionario del Risorgimento Nazio­nale, Milano, Vallardi, 1933, voi. IH. pp. 629-630; E. MONTECCHI, Mattia Montecchi nel Jiisar-gimenlo Italiano, Roma 1932 (a cura del Comitato Romano della Società Nazionale perla Storia del Risorgimento Italiano).
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ENRICO SERPIERI. - Da una delle più antiche famiglie ascritte alla cittadinanza di Rimini nacque Enrico Serpieri l'anno 1810. Sino dagli anni giovanili si mostrò caldo di quel patriottismo che non si diffonde in parole, ma propompe in energici fatti, patriottismo ch'egli divide con tutta la famiglia, che andò soggetta ad una lunga serie di persecuzioni.
Studiava medicina in Bologna quando scoppiò la rivoluzione del 1831. Brandi anch'esso le armi per la difesa della piò santa delle cause, la libertà. Ripristinato il governo si vide preclusa la strada a proseguire il corso dei medici studi nella università, e cosi fu condannato ad abbandonare una professione che gli offriva le più belle speranze.
La costanza nei principi democratici, la premura e l'amore addimostrato in ogni circostanza ai suoi fratelli di opinione gli valsero l'affezione dei buoni, i quali non decampavano mai dai suoi consigli, ovunque trattavasi della pubblica tranquillità e del bene della patria. II suo coraggio civile non venne meno al cospetto delle autorità dispotiche e prepotenti: il suo nobile disinteresse gli conciliò la stima di chiunque intese a regolare le faccende politiche: non l'ab­bandonò l'energia anche fra i ferri, e nel momento terribile, in cui la voce del giudice lo colpiva della condanna di reclusione a vita.
Le vicende della Romagna, nelle quali il Serpieri ebbe tanta parte gli procurarono nel 1842 un arresto vergognosamente eseguito. -Fu avvertito in teatro, che la forza politica batlea i dintorni della sua casa: non dubitò di domandarne in confidenza al Tenente di quell'arma, che avea sino a quel punto simulata fratellanza col popolo, e amicizia con lui. Fidente nella parola militare di un nomo venduto al potere, si uni ad esso, ma aveva appena schiusa la porta, quando si vide assalito dalla forza armata. Gridò al tradimento, ma l'ufficiale sorrise al ghigno degli sgherri. Serpieri in quello stato volle cacciarsi in gola un foglio, che avrebbe compromesso gli amici. I satelliti della tirannide gli furon sopra, lo riversarono a terra, gli posero le ginocchia sul ventre, la carta gli fu levata a forza di bocca, ma in uno stato da renderne impossibile la lettura. Se Iddio e il coraggio di Serpieri non li avesse salvati, chi sa qual lunga serie d'infelici avrebbe espiata la colpa d'amar caldamente l'Italia. Fu tradotto nella Rocca, da questa, sul far dell'alba, menato al forte San Leo. Una mano di coraggiosi sperò sottrarlo alla forza poco nrima di entrare in quello Spielberg dell'Italia. Egli lo seppe e noi volle, che mal soffriva il suo cuore compromettere tanti difensori della libertà Italica per la salute di un individuo. Questi, che si ristettero dall'opera perigliosa, cercarono sedurre il presidio del Forte a prestar mano alla sua fuga. L'intento era quasi ottenuto, ma scoperto la generosa trama, furono impri­gionati i soldati, due dei quali vennero minacciati di condanna nel capo.
L'amnistia restituì Serpieri alle affezioni domestiche, e all'amore dei Cittadini. Rispettato com'egli è nella patria, gli fu impresa facile sedar le risse, mantener l'ordine, primo bisogno di uno stato che dopo secolidi schiavitù sorgendo a nuova vita, trova ad ogni passo oppositori maligni,rea­zioni ostinate. Bandita la guerra contro l'eterno nemico dellenostrclihertà diede un figlio alla patria.
Sono questi gli onorevoli titoli, che valsero al Serpieri la nomina di Rappresentante eletto dai Collegi di Forlì nell'Assemblea Nazionale. Questa lo elesse Questore, e lo riconfermò in quel posto, perchè giudicato degnissimo di adempierne il gravoso e difficile incarico.
Votò per la Repubblica.
(La Guardia Nazionale Italiana, trim. I, per. II, n. 21, venerdì 13 marzo 1849). BIBLIOGRAFIA: G. C. MENGOZZT, Enrico Serpieri, in Libertas Perpetua (Museum), a. IH (XVII), fase. I.
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