Rassegna storica del Risorgimento

SUEZ (CANALE DI)
anno <1936>   pagina <386>
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386 Libri e periodici
l'interpretazione nuova che il Tommasini da degli accordi Princtti-Barrère del 30 giugno 1902 [falsamente datati 10 luglio e 1 novembre di quell'anno (I, 164)]. Di essi si è fino ad oggi costantemente detto bene. Si è detto ohe costituirono un passo importantissimo verso la realiz­zazione dell'impresa di Tripoli e verso la dichiarazione di neutralità dell'agosto 1914 e che furono nn atto veramente lungimirante del nostro Governo dell'epoca; ed esaminati alla luce degli avvenimenti posteriori non si dovrebbe dar torto ai fautori di detti accordi. H Tommasini invece, secondo me con ragione, ne biasima le clausole: se infatti la clausola relativa alla Tripolitania ed alla Cirenaica migliorava dal punto di vista giuridico l'accordo del 16-18 dicembre 1900 in quanto il consenso della Francia alla nostra eventuale occupazione diveniva più espli­cito e non rimaneva subordinato all'occupazione del Marocco da parte della nostra vicina (I, 165), è bensì vero ohe l'impegno di neutralità era a tutto nostro danno (I, ih.). Infatti se vero che giuridicamente esso era in perfetta armonia coi trattati della Triplice e quindi era moralmente incensurabile, è altrettanto vero che politicamente giovava alla Francia, la quale poteva essere attaccata dalla Germania e dall'Inghilterra (avvenimento non improbabile nel 1902); non giovava invece all'Italia dato che essa non poteva essere attaccata che dall'Austria-Unghcria, avvenimento molto improbabile allora, o dalla Francia stessa, contro cui il nostro paese era garantito dal trattato della Triplice Alleanza rinnovato il 28 giugno 1902. La conclu­sione di tutto ciò era che l'Italia avrebbe potuto trovarsi passiva spettatrice in caso di guerra franco-tedesca o franco-britannica, inchiodata dai trattati stipulati colle Potenze Centrali da un lato, colla Francia dall'altro (1,166-67). Né si può obiettare che nel 1914 tutto andò egual­mente bene: infatti gli avvenimenti svoltisi in quell'anno non era possibile prevederli nel 1902 e pertanto noi dobbiamo, nel giudicare l'azione dell'autore o degli autori dell'accordo in que­stione, riportarci al momento in cui esso fu stipulato e da tal punto divista dobbiamo sostenere pienamente la tesi del Tommasini e considerarli uno dei più gravi errori della nostra politica estera dal 1848 in poi (1,167). È infatti evidente che furono proprio gli accordi del 1902 che resero nel 1914 impossibile qualunque richiesta alla Francia di compensi territori:! li per la nostra neutra­lità: questa infatti le era stata accordata da ben dodici anni in caso di attacco tedesco e soltanto mediante una violazione dell'accordo PxinettiBarrère l'Italia avrebbe potuto cercare di farsi compensare di quanto aveva dato apparentemente col compenso dell'assicurazione della neutra­lità francese in caso di guerra italo austriaca; in realtà gratis et amore Dei alla vicina repubblica.
La terza parte del libro e tutto il secondo volume (IV: la crisi del Marocco) contengono grande copia di documenti inediti tratti dagli archivi italiani. Essi mettono in risalto l'intri­gante attività dell'ambasciatore francese Barrère, l'opera del francofilo Luzzatti, di cui vengono documentate la vanità, la mobilità di spirito, la mania di intromettersi e l'intimità con Bar­rère (I, 367) e di cui vogliamo riprodurre la notevole frase da lui detta all'incaricato francese Legrand il 17 novembre 1903: Fra sei mesi prenderò il ministero degli affari esteri e Barrère sa l'appoggio che troverà in ogni circostanza nella mia amicizia personale e nei miei senti­menti perla Francia n (I, 287); infine documentano la debole politica estera svolta dal Tittoni.
A tal proposito devo infatti notare che il libro è, nella esposizione, assai più imparziale di quello che certi titoli e commenti potrebbero far supporre: infatti la parte IH porta come dicitura L'azione riparatrice di Titxuni. (!. 242); a pag. 248 del 2 volume il Tommasini trova che l'allontanamento dcll'ex-prcfètfcò di Napoli dalla Consulta era ingiusto ed inopportuno ; ma nonostante questi ed altri accenni dell'A. in favore di Tittoni, dalla lettura del libro stesso risaltano le debolezze della sua politica estera. Non seppe infatti impedire lo schiaffo morale inflitto alla Germania colla visita di una forte flotta francese a Napoli, cosa che obbligò il nostro governo a radunare una quantità di navi pari sì che la rivista navale italo-francese risultò più solenne di quella italotedesca di qualche tempo prima, avvenuta alla presenza del Kaiser stesso, contravvenendo cosi a quanto Tittoni stesso aveva stipulato col governo germanico (I, 361-62); non seppe impedire che la visita di Loubet in Italia, già poco gradita al governo di Berlino, diventasse ancor più sgradita per gli eccessi di matiifcstaziopi ufficiali d'amicizia [italo-francese (I, 371); non seppe agire con sufficiente autorità né all'interno né all'estero in occasione dell'incidente italo-austriaco provocato dall' intempestiva ed impolitica frase di Marcora sul Trentino nostro e quindi prolungò una penosa crisi che avrebbe dovuto esser risolta energicamente sia obbligando Marcora a dare le dimissioni da Presidente delia Camera sia, in caso di rifiuto, rassegnando le proprie (II, 173); nel conflitto, franco-tedesco per il