Rassegna storica del Risorgimento
SUEZ (CANALE DI)
anno
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1936
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pagina
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387
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Libri a periodici 387
Marocco non assumere nei riguardi della Francia un atteggiamento piò deciso che avrebbe dubbiamente influito aull'atteggiamento di Dclcaiwe (n, 46); infine, in occasione delia Conferenza di Algeairas, il Tittoni alava por commettere l'imperdonabile errore di inviarvi un diplomatico di secondo piano, non adatto a tener testa albi grave situazione esistente, il Sflve-strelli, mentre erano necessari, appunto perche la posizione dell'Italia era delicata, il tatto e l'abilità di un Visconti-Venosta; ed e strano che l'A., che pure riconosce la bontà dell'azione svolta dall' illustre vegliardo , insista nel ritenere che il suo bivio sia stato ce non opportuno (II, 302). Le Vaste critiche che la scelta del Silvestrelli aveva sollevato e la difficile posizione dell Italia alla Conferenza mostrano invece quanto sia stata opportuna e felice la decisione del Marchese di San Giuliano di sostituire il candidato di Tittoni con il Visconti Venosta.
Questo attaccamento all'opera di Tommaso Tittoni è il massimo difetto del libro. Per fortuna, ripetiamo, l'esposizione non ne è danneggiata o falsata, I imitandosi l'A. ad esprimere la sua simpatia nei titoli e nei commenti qua e là inseriti nella narrazione. Azione riparatrice chiama l'A. l'azione svolta dal Tittoni alla Consulta; ma riparatrice in che cosa ? Se l'azione funesta compiuta dai precedenti gabinetti era stata compiuta coll'accordo di neutralità concluso il 30 grugno 1902, è evidente che l'unica azione a riparatrice sarebbe stata la denunzia di detto accordo; non essendo essa stata fatta, l'azione di Tittoni non poteva consistere che nel barcamenarsi fra ia Triplice Alleanza da una parte,la Francia prima, l'Intesa cordiale poi, dall'altra; né più uè meno di quanto fece ogni altro ministro italiano di quel tempo, fra i sospetti degli alleati e gli intrighi e le rimostranze di Barrère. Anzi al Tittoni mancò quella sicurezza nel gioco che caratterizzò invece l'azione del Di San Giuliano, e ciò per la minor preparazione e per il carattere men saldo che l'exprefetto di Napoli aveva nei confronti del diplomatico siciliano. Esatto invece che nell'estate del 1905 il Tittoni, risolvendo la questione del protettorato sulle missioni cattoliche italiane in Oriente, consegui un successo (II, 191): sarà questo, unitamente all'accordo di Racconigi del 1905, l'unico saccesso di Tittoni in politica estera: aspettiamo al varco il Tommasini quando sarà alla crisi di Bosnia, grave insuccesso della politica estera italiana ; ed è un peccato che l'A. abbia già annunciato (I, pag. VII) di voler escludere dalla narrazione il breve periodo di permanenza di Tittoni alla Consulta del 1919 perchè avremmo voluto vedere in qual modo egli avrebbe difeso l'infelice accordo con Venizelos che ci privava del Dodecanncso. Queste mie obbiezioni ai sentimenti favorevoli al Tittoni del Tommasini non vogliono costituire affatto una stroncatura del libro: al contrario l'opera del Tommasini è la piò rote-ressaute, la piò documentata e la meglio congegnata di quante siano mai state scritte sulla politica estera italiana dell'anteguerra. Anzi durò che il titolo L'Italia alla vigilia della guerra è eccessivamente ristretto perchè l'A., forse timoroso di non dare un quadro eccessivamente ampio, esamina minutamente, diligentemente ed instancabilmente anche la politica estera di tutti gli altri paesi europei. Abbiamo così degli interessantissimi capitoli sull'azione austro-rossa nei Balcani e sul problema delle riforme amministrative e finanziarie in Macedonia (1,187, 211, 409, 433; II, 15, 221); un quadro esatto della situazione interna ed internazionale della Serbia e del Montenegro (IL 103); un capitolo interessante, anche se incompleto perchè mancante della valutazione giuridica del trattato ivi firmato tra Guglielmo II e lo Zar, sul convegno di Bjòrko (IL 161); infine un vasto panorama della prima crisi marocchina, che costituisce l'argomento di quasi tatto il secondo volume, in cui sono giustamente messe in luce la azione provocatrice di Delcassé, l'atteggiamento bellicoso di Lausdowne, la giusta reazione tedesca e la poco abile azione di Biilow dopo la caduta del ministro francese. Trovo assai strano il giudizio che la conferenza di Algesiras era stata in sostanza un trionfo della politica tedesca a (II, 301) perchè se è vero che il problema era stato portato sul tappeto internazionale come Biilow aveva voluto, non è men vero che nella discussione dei singoli punti Berlino aveva veduto schierarsi al suo fianco quasi sempre solo l'AustriaUngheria ed il Marocco. A guardarla bene, la conferenza fu invece nn grave smacco per hi Germania, smacco impensabile dopo il 6 giugno 1905 e provocato dal Post inazione di Biilow a non. voler trattare direttamente con Roudier. L'A. non solo si giova delle collezioni di documenti già pubblicati e dei documenti inediti italiani da lui esaminati a Palazzo Chigi, ma cura altresì la stampa periodica dell'epoca, ciò che aumenta il valore del lavoro compiuto sulle relazioni internazionali nel triennio 1903-1906.
FEDERICO CUBATO