Rassegna storica del Risorgimento

CANORI CARLO ; STATO PONTIFICIO
anno <1936>   pagina <437>
immagine non disponibile

Carlo Canori soldato del Papa 437
Alla testa di un nuovo reparto da mandare al campo fa posto il Canori, che ai primi di giugno si avviò pieno di ardore e di speranza verso il setten­trione, ripercorrendo le tappe due mesi innanzi percorse dalle truppe del Durando e del Ferrari.
Elemento prezioso per la conoscenza dell'uomo e delle vicende di quei giorni sono le lettere del Canori al Renazzi, che qui si pubblicano per la prima volta. J) Molte le illusioni del buon capitano al suo uscir di Roma, ma già poste a dora pròva fin dalla tappa di Monterosi, dove lo colpivano sfavorevolmente inattesi incontri con ufficiali reduci dal campo (8 giugno). Possibile che un comandante in capo come era il Ferrari potesse allontanarsi dalle truppe per andare a chiedere rinforzi a Roma ?... Il suo buon senso e la sana tradizione militare gli impedivano di crederlo. Certo, qualcosa ci doveva esser sotto. 2> Non s'ingannava, infatti, e durante i giorni successivi veniva a conoscenza della capitolazione di Vicenza e del mutamento della sua primitiva destina­zione, conseguenza questa delle sorti, infauste della guerra nel Veneto. Dei suoi soldati, però, aveva motivo d'essere contento: formavano l'ammirazione di tutti. La mattina del 18 li aveva passati in rivista sulla piazza di Macerata sotto gli occhi di Monsignor delegato e in mezzo a un grande entusiasmo di popolo. Ma in fondo, in fondo non si sentiva gran che tranquillo: quell'entusiasmo troppo facile, quegli evviva, quel chiasso, quelle feste lo stancavano e, forse, lo preoccupavano più di quanto non osasse confessare. E più procedeva verso il nord e più le sue ansie crescevano. Mancanza d'ordini lo costringeva ad un forzato ozio in Ancona (23 giugno), ove poteva distrarsi a guardare i 1500 Croati capitolati a Peschiera e il bel reggimento sardo delle Guardie, ma dove gli appa­riva anche un avvenire così intralciato di circostanze da non permettere di stabilire giudizio . Un certo fatalismo s'impadroniva di lui: Vivo pertanto alla giornata, a Dio la cura delle sue Creature; a queste fiducia e rassegnazione . L'afflusso dei congedati, dei disertori e dei fuggiaschi, sempre più sensi­bile, a mano a mano che la colonna s'avanzava, suscitava incidenti e compro­metteva l'ordine pubblico in varie località, nelle quali bisognava lasciare
') Le lettere del Canori al Renazzi ai .conservano; Q Roma nella Biblioteca del Risorgi­mento cit. (B.B 137, fase. 1-2). Paolo Mario Renazzi, allora segretario generale di Roma e Contorca, abitante in via de' Cesarmi 82, era figlio del famoso giurista romano Filippo Maria e di Maria Doria. All'età di 14 anni era entrato nel Collegio Calasanzio (1 dicembre 1805), ma al 31 agosto seguente ne era uscito senza lode, pare, se nel Registro del Collegio nazareno (U, 105) lo troviamo così ricordato: a Giovane bugiardo, milantatore, (sic), e di poca morale. Se il signore' non lo assisto si può temere di lui. Entrato poi nella carriera amministrativa, era stato segretario generale della delegazione di Prosinone e più tardi di Roma e Comarca, carica che conservò anone sotto la Repubblica, dati i suoi sentimenti apertamente liberali e nazionali.
2) Per il viaggio del Ferrari, v. E. Ovini, Roma e i Romani nelle campagne del 1848-49 per Vindipendenza d'Italia, Roma e Torino, Houx e Viarengo, 1903, p. 106.