Rassegna storica del Risorgimento
CANORI CARLO ; STATO PONTIFICIO
anno
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1936
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Alberto M. ( ih i satin TI!
distaccamenti; e la mancanza di ufficiali contribuiva a impressionare il Canori, costretto a fronteggiare da solo le necessità e le difficoltà create dalla lunga marcia e dal critico momento. Io temo confessava al Renazzi nella lettera del 19 giugno da Pesaro di un avvenire interno fatale, ma spero nello sviluppo esterno uno di quei rimedj radicali che livelleranno le sorti europee . Più convinto era, forse, della fatalità del sacrificio che della sua utilità: Noi saremo contenti di avere sacrificati' quanto può giovare allo stabile edilizio di una felicità per le generazioni successive v. In quella incertezza ( Oggi verso rimbrunire riprenderò la mia marcia per Ferrara ed andrò non so cosa a fare) solo il ricordo delle persone care, dei dolci visi dei bambini dell'amico gli recava qualche conforto.
Ma. finalmente, eccolo a Ferrara (7 luglio) e con Ferrara ecco nuove occupazioni e nuove e più. nobili preoccupazioni. Ferrara vuol dire la vicinanza al teatro delle operazioni e la sorveglianza dei 1800 Austriaci chiusi nella cittadella e il contatto continuo con i soldati piemontesi diretti a Venezia, La colonna Canori si prepara a riorganizzarsi su nuove basì: intanto bisogna stare attendi che anemico, occupato a rafforzarsi per timore di un attacco da parte della città, non tenti qualche sortita pericolosa. Si respira aria di guerra, si sente odor di polvere e l'animo si risolleva, anche se di molte cose le cagioni continuino a sfuggire: Tutto è qui mistero, tutto aspettativa, tutto speranze .
L'incontro con il Ravioli, che faceva parte dell'antico Stato Maggiore del Durando, e con altri amici e commilitoni lo rallegrava e l'aiutava a superare i dubbi e le incertezze che l'ambigua situazione politicomilitare suscitava nel suo animo; J) Perchè le cose si mettevano male, a dispetto delle molte chiacchiere dei Deputati romani e dei rappresentanti dei circoli e dei circo-letti di paese. La notte dal 13 al 14 luglio il Lichtenstein con una grossa brigata di più che 6000 uomini passava il Po e si portava a Ferrara per vettovagliare la guarnigione della Cittadella. Inutile ogni resistenza, e le autorità locali dovettero cedere alle pretese dell'Austriaco, che volle fossero fatte immediatamente uscire di città le truppe patteggiate di Vicenza e di Treviso. Soli rimasero il 5 battaglione fucilieri e il distaccamento di carabinieri del Canori, che doveva presto dimenticare i salami di Lugo inviati alla comare, per tramutarsi in parlamentario e andare a trattare con gli altezzosi ufficiali del comando austriaco. 9)
Duri giorni quelli, ahi quanto diversi dai sognati facili trionfi dei dimostranti del 21 marzo! Avrai' letto nei fogli la violenza fatta a questo
>) Ver]-. RAVIOLI, / reduci cit., p, 202.
2) Ved. RAVIOLI, / reduci cit>" p, 202; ìd., La Campagna nel Veneto del 1848 ecc., Roma, Tip. Tiberina, 1883, p. 129. Ed orn unefre iCI. " iSUrcA'W, mw:he bolognesi del Quarantotto, Comune di Bologna editore, 1 WS-XIII, voi. II, pp. 7-8.