Rassegna storica del Risorgimento

CANORI CARLO ; STATO PONTIFICIO
anno <1936>   pagina <438>
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Alberto M. ( ih i satin TI!
distaccamenti; e la mancanza di ufficiali contribuiva a impressionare il Canori, costretto a fronteggiare da solo le necessità e le difficoltà create dalla lunga marcia e dal critico momento. Io temo confessava al Renazzi nella let­tera del 19 giugno da Pesaro di un avvenire interno fatale, ma spero nello sviluppo esterno uno di quei rimedj radicali che livelleranno le sorti europee . Più convinto era, forse, della fatalità del sacrificio che della sua utilità: Noi saremo contenti di avere sacrificati' quanto può giovare allo stabile edilizio di una felicità per le generazioni successive v. In quella incertezza ( Oggi verso rimbrunire riprenderò la mia marcia per Ferrara ed andrò non so cosa a fare) solo il ricordo delle persone care, dei dolci visi dei bambini dell'a­mico gli recava qualche conforto.
Ma. finalmente, eccolo a Ferrara (7 luglio) e con Ferrara ecco nuove occu­pazioni e nuove e più. nobili preoccupazioni. Ferrara vuol dire la vicinanza al teatro delle operazioni e la sorveglianza dei 1800 Austriaci chiusi nella cittadella e il contatto continuo con i soldati piemontesi diretti a Venezia, La colonna Canori si prepara a riorganizzarsi su nuove basì: intanto bisogna stare attendi che anemico, occupato a rafforzarsi per timore di un attacco da parte della città, non tenti qualche sortita pericolosa. Si respira aria di guerra, si sente odor di polvere e l'animo si risolleva, anche se di molte cose le cagioni continuino a sfuggire: Tutto è qui mistero, tutto aspettativa, tutto speranze .
L'incontro con il Ravioli, che faceva parte dell'antico Stato Maggiore del Durando, e con altri amici e commilitoni lo rallegrava e l'aiutava a superare i dubbi e le incertezze che l'ambigua situazione politicomilitare suscitava nel suo animo; J) Perchè le cose si mettevano male, a dispetto delle molte chiacchiere dei Deputati romani e dei rappresentanti dei circoli e dei circo-letti di paese. La notte dal 13 al 14 luglio il Lichtenstein con una grossa brigata di più che 6000 uomini passava il Po e si portava a Ferrara per vetto­vagliare la guarnigione della Cittadella. Inutile ogni resistenza, e le autorità locali dovettero cedere alle pretese dell'Austriaco, che volle fossero fatte immediatamente uscire di città le truppe patteggiate di Vicenza e di Treviso. Soli rimasero il 5 battaglione fucilieri e il distaccamento di carabinieri del Canori, che doveva presto dimenticare i salami di Lugo inviati alla comare, per tramutarsi in parlamentario e andare a trattare con gli altezzosi ufficiali del comando austriaco. 9)
Duri giorni quelli, ahi quanto diversi dai sognati facili trionfi dei dimo­stranti del 21 marzo! Avrai' letto nei fogli la violenza fatta a questo
>) Ver]-. RAVIOLI, / reduci cit., p, 202.
2) Ved. RAVIOLI, / reduci cit>" p, 202; ìd., La Campagna nel Veneto del 1848 ecc., Roma, Tip. Tiberina, 1883, p. 129. Ed orn unefre iCI. " iSUrcA'W, mw:he bolognesi del Quaran­totto, Comune di Bologna editore, 1 WS-XIII, voi. II, pp. 7-8.