Rassegna storica del Risorgimento
CANORI CARLO ; STATO PONTIFICIO
anno
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1936
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Alberto M. Ghisa/berti
ohe il buon Canori, a pensarci su, trovava che l'andare a portar credenziali prolcgatizie e a trattare con il Perglas non era, in fondo, impresa da prendere a gabbo. Per fortuna che Dio ajuta li suoi .
Ma l'antico avanzo delle glorie del Primo impero non era al termine delle sue preoccupazioni e dei suoi guai. Superato l'incidente di Ferrara, accoti l'invasione vera e propria dell'Emilia da parte degli Austriaci. Qui tutto è rassegnazione... , scriveva il 3 agosto. Ma fino a quando ? Gli Austriaci marciavano sa Bologna, le truppe papali ai ritiravano a sud. Che sarebbe accaduto? La quiete della città, guardata dalla fortezza in mano al nemico non poteva ingannare alcuno. Come avrebbe reagito Roma all'idea della invasione ? Almeno, la grave crisi fosse stata foriera di una guarigione e la sofferenza presente avesse permesso di allontanare una cancrena che non duole, e che uccide !
Ma ai timori e alle preoccupazioni dèi Canori rispondeva lo slancio superbo del popolo di Bologna, che non badava alla incertezza dell'azione governativa e al badaluccare degli improvvisati parlamentari romani e, con le sole sue forze, puniva l'Austriaco della tentata violenza. *) Diffidente, in fondo, dell'azione popolare, il Canori non si rende conto dell'importanza morale e materiale dell'8 agosto. Basta, infatti, leggere la sua interessantissima lettera del 15, nella quale non mancano notevoli osservazioni sull'intervento francese e sulla invocata azione pontificia. In lui cozzavano sempre un amor di patria sincero, serio, severo, direi quasi, e una istintiva repulsione per tutto quello che sapesse di disordine, d'improvvisato, di irregolare. La scorsa notte i Tedeschi hanno cominciata la ritirata al di là del Po! gli esce con gioia dalla penna (lettera del 16 agosto), ma il popolo insorto è per lui plebaglia (lettera del 15), anche se questa plebaglia tributi a lui omaggi quasi sovrani.
Gli avvenimenti posteriori non gli daranno, veramente, tutti i torti. Dopo la vittoria sugli Austriaci le cose in Bologna erano andate aggravandosi. Un improvviso riaccendersi di odi e di vendette particolari era stato il doloroso strascico della vampata eroica dell'8 agosto. E Roma più che parole non mandava, e Bologna, abbandonata a se stessa, pareva libero campo alla azione dei più facinorosi. 2) Ma più d'ogni altra cosa appariva grave, al Canori l'affratellamento nei tumulti e nel disordine del popolo e dei soldati, che non conoscevano più la militar disciplina . Persino i Carabinieri parte integrale del Governo s'eran fatti a Bologna a parte integrale del basso popolo , che, armato ed esaltato dal successo, non sentiva più il freno dell'autorità. Male, male, deprecava il Canori: quando il soldato rinuncia
*) FABRO, op. di., pp. 287-292; SPADA, op. clt., pp. 444-445} RAVIOLI, La campagna v
it., pp. 134-139.
S) Ved. GHOAIBBHTI, op. àt pp. 29-31, NATAM, op. e.,, pp. 66-90.