Rassegna storica del Risorgimento

CASTELLAZZO LUIGI
anno <1936>   pagina <457>
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Dopo Belfiore 457
strumento ai compagni diventando depositario dei loro più riposti segreti e acquistando insieme la convinzione di poter agire impunemente al coperto d ogni sospetto.
Se non che, a rompere le sue illusioni e i suoi calcoli, ecco, in seguito a più minute indagini e a più severe misure, il suo arresto nell'aprile del 1852. Spavaldo e provocatore nei primi interrogatori e alle prime minaccie, diventa a un tratto docile strumento nelle mani dell'inquirente Krauss, e non soltanto confessa e spiega e sottolinea ciò che gli si chiede, ma demoniacamente inspi­rato, oltrepassa ogni limite, e si fa merito di rivelazioni non chieste, e accetta i più bassi servigi di tentatore e di spia, trascinando nel vortice nuove vittime ignorate, e aggravando irrimediabilmente quelle già note. Comincia qui il dramma funesto della miserabile sua vita.
Esula dagli scopi di questo studio dire per qual via e con quali mezzi sia riuscito l'iniquissimo Krauss a espugnare le prime resistenze del Castellazzo; il Luzio lo disse già nella prima edizione del suo libro con sottilissima analisi psicologica e diligente rievocazione di fatti e di testimonianze sincrone; nelle successive, con documenti schiaccianti, fino all'ultimo atto di quella turpe e pietosa tragedia che ha nome Belfiore; e per quanto riguarda il Castellazzo particolarmente, fino alla sua liberazione nel marzo del 1853.
È chiaro cosi, come e perchè dal '48 al '53, prima per la guerra, poi per la sua attività cospiratoria, poi ancora per la prigionia e il processo, dovesse il Castellazzo interrompere i suoi studi legali all'Università di Pavia: noi abbiamo già visto che l'ultima sua inscrizione ad essa porta la data del 16 novembre 1847.
Nel fascicolo sopra citato, con la data del 25 aprile 1850 da Mantova, appare un'istanza dell'avvocato Anselmo Visentini di Sabbioneta, con la quale chie­deva l'inscrizione del suo alunno privato, Luigi Castellazzo, al quarto anno di legge; il che dimostra ch'esso Castellazzo, non avendo potuto per le sopra dette ragioni frequentare quel corso come scolaro pubblico, aveva però continuato i suoi studi privatamente assistito dall'avvocato Visentini; cosa questa frequen­tissima allora di giovani che non potendo per qualsiasi ragione assistere alle lezioni presso l'Università, si preparavano privatamente per l'ammissione all'uno, o all'altro corso, o anche direttamente alla laurea. In questi casi l'inse­gnante privato, a tenore dei regolamenti, aveva l'obbligo di presentare egli stesso la domanda per conto del suo scolaro.
È supponibile però che per quell'anno, quarto del corso, per cui il Visentini chiedeva l'inscrizione del suo scolaro, questi non potesse, per gl'impegni assunti a Mantova, frequentarne le lezioni, se non forse saltuariamente, e continuasse quindi la sua preparazione privata, come del resto chiaro risulta dalla seguente domanda stesa di suo pugno e presentata allo Spettabile Decano-delia Facoltà Politico-legale presso Vi. r. Università di Pavia, sotto la data