Rassegna storica del Risorgimento
CASTELLAZZO LUIGI
anno
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1936
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pagina
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462
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462 Giuseppe Solitro
sono pericolosissimi e perniciosissimi, e d'altra parte i rei, specialmente complici, sonò più traviot da esaltamento di idee e da erronei principi che da interesse e depravazione di cuore, e talvolta trascinati anche da falsa onta o paura, cosi bisogna lasciare in potere del Governo in una coi mezzi più forti di repressione finché il pericolo dura, anche i mezzi di mitezza e di perdono, cessato che sia.
Osserviamo poi anche essere la pena di morte un fatale diritto sociale, perchè una fatale necessità; e se quindi riesce tristemente necessario che a frenar molti delitti sia minacciata nel Codice penale, riesce altrettanto utile e prezioso quel Diritto Sovrano che ne diminuisce l'applicazione in quei molti casi nei quali si possa, senza pericolo della Società, conservare la vita di un Uomo, preziosa, quantunque insozzata dal delitto, al pentimento, all'espiazione, alla riabilitazione futura.
La Politica e l'Umanità, quindi consigliano questo Diritto, la Religione lo consacra proclamandolo l'immagine di Divino Attributo.
Le lagrime di gratitudine versate da tante famiglie cui la sacra parola Amnistia ha redento, ne fanno il più puro, il più prezioso gioiello della corona dei Principi.
Luigi Casteli azzo. Vidi Zamhelli i)
Io non so quale impressione produrrà nell'onesto lettore questa povera prosa del Castellazzo, ch'esce per la prima volta alla luce; so che in me suscitò un imoeto di rivolta e di sdegno, perchè mi parve, e mi pare, un ipocrita tentativo di giustificazione per sé, e un'implicita condanna a quei poveri morti che nell'atto di piegare il collo sotto il laccio del carnefice, santamente perdonavano a Ini traditore e spergiuro.
Questo scritto del Castellazzo non può assolutamente, a mio credere, considerarsi astrattamente come una semplice trattazione giuridica scolastica, troppi essendo in essa gli elementi, se anche velati, o meglio generalizzati, di carattere contingente, nei quali è palese lo sforzo sofistico di allontanare da sé ogni responsabilità del tragico avvenimento, assumendo la parte d'uno di quegli illusi e sedotti, i quali traviati da esaltamento di idee e da erronei principi, senza proprio interesse però e depravazione di cuore, trascinati talvolta anche da falsa onta e paura, sono meritevoli d'indulgenza e perdono, per dar loro il modo di trovare la via al pentimento, all'espiazione, alla riabilitazione futura. E chi scriveva così, sapeva d'esser stato, egli appunto, uno degli organizzatori e dei capi della congiura e quindi uno dei maggiori responsabili di essa, e sapeva d'esser stato uno dei principali accasatoli dei compagni da lui spinti al patibolo con ributtante cinismo, e ancora sapeva che alcuni altri, come i fratelli Iginio e Giuseppe Sar-tena, parimenti e infamemente traditi da lui, s) gemevano tutt'ora, mentr'egli
i) Avverto ancora una volta che tutti i documenti qui riportati, quando non abbiano diversa indicazione, s'intendono ricevuti dall'-4rc/i"o della R. Università di Pavia*
2) Oltre alle notizie e ai documenti sui due Sartena forniti dal Luzio, veggasi il volume di PIETRO PEDHOTT, H processo dei fratelli Iginio e Giuseppe Sartena (Trento, tipografia editrice Mutilati Invalidi, 1934).