Rassegna storica del Risorgimento

CASTELLAZZO LUIGI
anno <1936>   pagina <463>
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Dopo Belfiore 463
scriveva, nel carcere, sotto la minaccia d'una grave condanna; e che molti altri risparmiati al supplizio per virtù, propria soltanto, si avviavano in quei giorni alle fortezze della Moravia e della Boemia.
Non consta che alla disputa per la laurea del Castellalo e alla lettura dei quesiti oltre ai membri della Commissione, altri assistessero; né sappiamo quale contegno tenesse egli in Pavia in quei giorni; certo è tuttavia chea quell'Univer­sità, preferita allora dagli studenti lombardi, parecchi erano i mantovani; i quali assai probabilmente erano a conoscenza dei sospetti e delle voci circolanti sulla condotta di lui nel processo, e sul fatto, eccezionale, di averlo visto uscir di prigione, lui solo, con Vimpunità assoluta, e girare sfrontatamente per le vie cittadine azzimato e tronfio, in compagnia del giudice, l'ini quissimo e ferocissimo Krauss. *) E non devono esser mancati nei circoli studenteschi e cittadini, a Pavia come a Mantova, commenti dolorosi, e .forse anche qualche rinfaccio da parte dei più. informati, e qualche atto di disprezzo e di sdegno; ma lo sciagu­rato che n'era oggetto viveva tutt'ora in quell'oscuro periodo di allucinazioni e di sorda coscienza, proprio di chi scampato appena da un grande pericolo e da un'orrenda minaccia, vive d'una vita irreale, indifferente a tutto che non sia l'egoistica espressione del sentirsi sollevato da un incubo.
Ed è in questo stato di paralisi morale e di pervertito giudizio ch'egli scri­veva la sua disquisizione politica, in cui esaltando la bellezza e la convenienza del Diritto sovrano di grazia a prò' dei traviati e degl'illusi, sosteneva ch'essa col risparmiare la vita preziosa di un uomo, gli apriva la strada al pentimento, alla espiazione e alla riabilitazione; e non avvertiva lo sciagurato che quelle parole applicate al suo o ad altro caso consimile, in quel momento di ferocissima com­pressione politica, significavano logicamente consenso e incoraggiamento alla tirannide, scusa allo spionaggio e al tradimento, rinunzia all'onore, rinnega­mento della patria.
Era ancora lontano il giorno in cui, spaventato del vuoto che s'era fatto intorno a lui, tormentato di e notte da misteriose voci di morti maledicenti, invocava come grazia dagli amici un salvacondotto che gli permettesse di poter sotto falso nome, cercare e implorare sui campi delle battaglie nazionali la palla liberatrice, e raggiungere cosi la sola, la vera espiazione, tanto diversa da quella qualche anno prima stoltamente auspicata. E nelle battaglie, e nelle rinnovate congiure, e nelle segrete pontificie, egli fu eroe veramente. Così avesse saputo nella nuova atmosfera formatasi intorno, rimpianger sinceramente i suoi falli, e ritirarsi nel silenzio a espiare umilmente il passato!
i) Le parole in corsivo Bono in una lettera della mantovano marchesa Talenti Arrivacene al figlio Carlo esule a Londra. Vedi DE CASTRO, I processi di Mantova (p. 480) e Lazio 1* edi­zione 2 voi., p. 285).