Rassegna storica del Risorgimento

A PRATO GIOVANNI ; TENCA CARLO
anno <1936>   pagina <476>
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Bice Rizzi
note, dalle quali metterla insieme, unitamente alla traduzione d'un interessante orticoli finan­ziario tolto da un Numero della Gazzetta d'Augusta della scorso, settimana. Io pero sempre che il mio libraio di Francoforte sia per trovarle colà un corrispondente ma finora noe ebbi alcuna risposta in proposito.
Mi creda sempre Di Lei
Aff/mo Amico Giovanni Prato
Milano 2 novembre 1853. Pregiatissimo Signore,
Che dirà Ella del mio lungo silenzio? Ch'io non so scriverLe se non quando m'accade di dovcrLa importunare per qualche motivo. Davvero ch'io non avrei dovuto restare si gran tempo senza rispondere alla gentilissima Sua lettera, tanto più che il favellare coi buoni e valenti è oggidì conforto pur troppo rarissimo in mezzo al disgusto die lasciano ed uomini e cose. Ed io me ne faccio rimprovero, e non trovo scusa se non nel lavoro molteplice è tedióso, e in quella prostrazion d'animo, che spesso elude le migliòri risoluzioni.
Ella avrà visto che la politica ha fatto capolino di bel nuovo nel Crepuscolo. Non so dirLc come, ma pure ha potuto riapparire. Credo che in ciò, più che la bontà della causa, sia valsa al giornale qualche autorevole raccomandazione, tra cui annovero p ri nei polissi ma quella da lei ottenuta. Del che io sento il bisogno di ringraziarla vivamente. Il fatto è accaduto come io prevedeva, dato che il giornale avesse trovato orecchie favorevoli. Non fu risposto allaistanza dell editore. Il silenzio mi parve adunque buon augurio, pensando cheli riclamo non era respinto, ma che naturalmente non si avrebbe voluto dargli aperta soddisfazione per non disdire un atto governativo. Piuttosto era a credersi che la risposta fosse stata data, ina tutta interna e d'ufficio, avvertendo la Luogotenenza di non insistere nella sua minaccia e di lasciar vivere in paco il giornale. Interpretando la cosa a questo modo, tentai dopo qualche tempo il ter­reno, infiltrai un po' di politica in mezzo ad altre notizie nella rivista: lasciato fare, m'allargai, ripresi animo a poco a poco, e finalmente adesso mi trovo rimesso in piedi come prima. Ora, poiché mi pare di poterlo, vorrei tornare alle corrispondenze, e mi preme tonto più in quanto che a giorni deve qui uscire un nuovo giornale politico, il quale, dov'io non potessi soddisfare alla curiosità del pubblico sempre più viva in fatto di politica, qualche danno di concorrenza pur mi farebbe. Eccomi adunque a ridestare i vecchi corrispondenti e a pregarli di riprendere il loro ufficio. Ha Ella tempo e voglia di tenerci informati settimanalmente delle cose di Ger­mania? Io La pregherei caldamente di mandarmi tanto nella settimana ventura una prima let­tera, mista, se è possibile, di cose politiche e letterarie, tonto da introdursi blandamente e senza dar d'un tratto nell'occhio, se no, com'Ella trova di poter fare. Io le sarò gratissimo se vorrà di nuovo assumersi questa noia. E il vecchio corrispondente di Francoforte non è più tornato in luce? Non c'è speranza di trarne profitto?
Nell'ultima Sua Ella mìparlava dello Scherer di Monaco. Io mai non ebbi, com'Ella suppose, veruna sua lettera. Gli scrissi bensì, ma, per non aver forse l'indirizzo esatto, sarà accaduto dello mia lettera, come della Sua. Me ne duole, e se vi fosse modo di riappiccare con più fortuna il carteggio, lo farei: non Le dispiaccia darmene l'indirizzo, e dirmi se debbo scrìvere in italiano, oppure in francese. Dove non eredo che c'entri disordine postale,r.e'ncl silenzio del Gai, del quale vorrei pur sapere le nuove e come procede io sua storia, e quel capitale fare di certe sue vecchie promesse. Quanto allibro di Gervinus, di cui Ella s'annunziava disposto a tentare la traduzione, non creda ch'io abbia tralasciato di farne parola qui coi nostri editori, sebbene sicuro che l'offerto sarebbe stata indamo. Oltreché il libro aveva una proibizione, malgrado il voto di Vienna, niuno avrebbe voluto correre il rischia della stampa; nèio stesso in coscienza avrei potuto consi­gliarlo. Come avventurarsi in un'intrapresa libraria, quando non si sa in che acque si naviga,