Rassegna storica del Risorgimento

A PRATO GIOVANNI ; TENCA CARLO
anno <1936>   pagina <490>
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Bice Rizzi
Manzoni, Tant'ò vero che se qualcosa esce ancora dalla peana dei nostri scrittori, queHto viene tura­pato a Tornio o a Firenze, dov'è aria migliore e qualche editore più onesto ed avveduto. Da noi fl commercio librario è traffico da rigattieri, miseria e vergogna del nostro paese. Perchè il progetto dia qualche lusinga dì essere accettato, sarebbe d'uopo abbandonare la stampa dell'opera al nuovo editore: in tal caso, vantaggiando già esso sulle spese tipografiche, che non sembrano gravi quando la stampa ha luogo nella propria officina, potrebbe forse qualche editore assumere hi continuazione della Flora. Per questa via è tolto ciò ohe più spaventa i nostri librai, la prospet­tiva cioè di metter fuori danaro; e si potrebbe tentarne alcuno. Nel caso diverso posso dirLe giù fin d'ora che ogni parola sarebbe gettata. È una ben triste condizione questa della nostra letteratura; ma i tempi non concedono altro. E il nostro paese è divenuto ormai la cloaca massima del commercio librario. La pietà degli studi! e degli studiosi m'aveva persino indotto ad aprire io stesso un'officina libraria, giacché penso che ai soli scrittori sia dato ormai rialzare quest' industria, prendendone l'indirizzo e consociandosi tra loro a far fronte alla generale immoralità. Ma tasteggiatele autorità, compresi che nessuna concessione di tal sorta mi sarebbe stata data; né in genere s'accorda licenze di libraio o stampatore a gente che sa di lettere. Idioti debbono essere, e idioti sono, finche poi diventano furfanti.
A proposito di concessioni non giunge ancora a Vienna veruna risposta alla mia istanza pel trapasso della proprietà del giornale. Son già scorsi cinque mesi dacché il dicastero di Vienna assunse qui le informazioni di pratica, e non so a che attribuire tanta lentezza. Non sarebbe da maravigliarsi che il decreto fosse stato spedito, e dormisse intanto dimenticato fra gli atti di qualche nostro ufficio. S'Ella ha occasione di scrivere al Suo amico di Vienna, La prego di fargliene motto tanto da sapere in quali acque si naviga. Qui per vero le acque son torbide assai, e il giornale è sotto lo scroscio d'una tempesta clericale delle più arrabbiate. La guerra è tale che in questi giorni corse pericolo di sospensione per accuse d'ogni maniera mosse dalla setta, la quale, non contenta degli articolacci che fa scrivere su tutti i giornali di cui dispone, ha brigato e instato formalmente presso l'autorità invocando un provvedimento contro il giornale. Docile strumento a queste brighe, il nostro arcivescovo ha stesa la domanda che all'autorità non parve giustificata dal contenuto del giornale: ma la persecuzione non posa, e chi sa che un momento o l'altro non trionfi. Mia che vede il Crepuscolo, pud immaginarsi qual condizione è fatta qui alla stampa, se un tal giornale è al punto d'andarne sospeso pel motivo, come dice la setta, che predica l'ateismo, il panteismo, il materialismo, insomma il caos religioso e politico, con tutti quei nomi con cui essa è solito appellarlo. Ecco la ragione per cui tanto ho desiderato ottenere il trapasso della proprietà, la quale, cancellando le due ammoni­zioni già avute metterebbe il giornale in condizioni di temere assai meno queste minaccia. Ma anche in ciò conviene aver pazienza.
Vedo frequentemente il signor Malfatti, il anale è in Milano da qualche settimana, e discor­riamo spesso di Lei e dell'amico Gar. Cosila conoscenza di questo giovine gentile e colto mi torna doppiamente cara e mi fa sentire più vivo il desiderio di visitare la Sua città e di passarvi qualche lieta ora cogli amici che tanto apprezzo ed amo. Chi sa quando mi verrà fatto di adempiere a questo mio disegno! Ella mi serbi ad ogni modo la Sua benevolenza, e mi rammenti cordialmente
al Gar. Mille affettuosi saluti
dal Suo aff.mo
Carlo Tenca.
Trento 8 marzo 1855.
Pregiatissimo amico, hi di Lei lettera dei 10 con. mi rattrista doppiamente; si perla dolorosa perdita da Lei sofferta, della quale i danni e l'amarezza non possono venir diminuiti da nessuna parola di conforto; come anche perii quadro luttuoso che Mia mi fa della situazione letteraria