Rassegna storica del Risorgimento

A PRATO GIOVANNI ; TENCA CARLO
anno <1936>   pagina <496>
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Bice Risai
non vale la pena, di parlarne, mi contìnui In spedizione del Giorno le par quest 'unno. e aio .che vi fòsse di più a mio vantaggiai abbia la bontà di consegnarlo a mio nome ad un proba artigiano al quale potesse tornar utile un cosi leggero soccorso.
Molti suluii da Gar, il anale attende ancor sempre che ai formi mi uu mero Bastevole d'asso­ciati por poter cominciare la pubblicazione della sua storia; opera Etndintw con pnzfanza e scritta con molto amore alla quale tatti applaudivano quando non era ancora scritta, ed ora 1 pio criticano senz'averla veduta, per esentarsi dal concorrere con una piccola spesa olla pubblica­zione. Cosi è il mondo.
Addio intanto, mi voglia sempre bene e sia sicuro della stima ed amicizia del Suo
Aff.mo Amico Giovanni Prato-
Vienna 28 gennaio 856.
Pregiatissimo amico, non vorrei ch'Ella credesse che io mi sia dimenticato di Lei e delle informazioni ch'io aveva promesso di prendere qui riguardo al di Lei Giornale; perciò approfitto d'alcuni momenti che mi restano liberi prima della mia partenza da Vienna, per scriverle. Io non mancai di parlare con vari dei miei conoscenti in proposito cosi della trasmis­sione di proprietà del Crepuscolo come dei rapporti in cui vanno ad entrare i Giornali col Clero in conseguenza del Concordato. La soluzione del primo punto dipende dalla Direzione suprema di Polizia, e di là non è possibile avere una risposta netta se non dagl'iniziati nei misteri di quel dicastero. Ora io ò degli amici dappertutto, fuorché in questo ramo del ministero dell'in­terno; tuttavia raccomandai caldamente la cosa ad un alto Impiegato della Pubblica Istruzione, il quale mi promise di fare il possibile perchè venga sostenuta la di Lei domanda. Riguardo al secondo punto altre sono le pretese dei Vescovi, altre le intenzioni del Governo. Presso lo stesso ministero dell'interno e della pubblica istruzione vi sono varii partiti; finora per altro il partito della setta è in minoranza ed è massima del governo, che non venga alterata in conseguenza del Concordato la legge sulla stampa. La enciclica dei Vescovi italiani che implora e vendica a sé la censura preventiva destò sdegno e sorpresa in tutti i circoli fuorché, ben s'intende, tra coloro pei quali la domanda religiosa serve di pretesto a sollevare altra cosa. E costoro non-riposano; ma appunto la intempestiva loro operosità fa si che nell'irrequietudine del precipi­toso movimento ora sollevano un lembo della tonaca ed apparisce il pie biforcuto, ora casca loro di capo il berretto ed eccoti le corna; e per questo modo non arrivano cosi innanzi come vorreb­bero ; di piala foga di cacciarsi avanti li porta talvolta ad urtarsi malamente fra di loro, e quan­tunque sia innegabile che questa gente è dì grave impedimento al progredire delle sane ed utili idee, pure non recheranno tutto quel danno che potrebbero.
Riguardo all'opinione che qui domina in politica, la è una vera babilonia. Io ebbi occa­sione di parlare con persone di partiti i più disparati, con ex-ministri ed ex-deputati, con semplici privati e pubblici funzionarli; e tatti cantano le medesime note e sostengono grave­mente alzando le sopracciglia ed assumendo un'aria da profeti, che cosi non la può durare. Intanto la stampa, che è qui rappresentata copiosamente, mette origlieri sotto ogni gomito e sparge rose su tutte le mense. Vienna è diventata la vecchia Sibari che era avanti il quaran­totto (il quale quarantotto fu qui pure fatto a modo dei Peaci ed io lo posso dire perchè fui in parte testimonio oculare): si balla dappertutto, dappertutto si gozzoviglia e si ride. I teatri, le osterie, i pubblici ridotti carnevaleschi riboccano di gente; egli è un tormento per un povero provinciale avvezzo alla calma d'nna piccola città, il muovere per le strette vie della Capitale dove i cocchi s'ùicrocicchiano di galoppo in mezzo ad un inestricabile gomitolo di gente che corre in tutte le direzioni; e per me specialmente ebe sono abituato alla continua pace della mia