Rassegna storica del Risorgimento

PALMIERI GIUSEPPE
anno <1936>   pagina <529>
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Giuseppe Palmi frile le. sue * inflessioni crìtiche sull'urte della guerra (1161) 529
suo uso soprattutto nella sua mobilità; e la vorrebbe adoperare solo per azioni sui fianchi e alle spalle, o per inseguimenti, esplorazioni; non mai per attacchi frontali veri e propri contro un nemico non scosso. L'arma da getto, sia arco o fucile, gli appare pur sempre secon­daria; la baionetta, a suo avviso, ha cumulato i danni e non i vantaggi della picca e del moschetto. Ad ogni modo, dato che bisogna pur adattarsi ai tempi e solo cercare di migliorare ciò che la pratica guer­resca presenta, propugna la linea sottile il più possibile: praticamente essa svolgerà la più efficace azione di fuoco, subirà le minori per­dite, allargherà la fronte rendendo difficili gli avvolgimenti nemici. Sopratutto il Palmieri si mostra contrario a ogni contaminazione di princìpi.
L'opera del patrizio pugliese, attentamente esaminata, ci appare come uno strano miscuglio di luci e di ombre. In vari punti il nostro precorre le concezioni più recenti nello studio della storia militare, quali la fondamentale distinzione tra armi da getto e armi bianche con la correlativa differenza degli ordini, e tra azione tattica risolu­tiva e distruttiva; e così pure i suoi giudizi sopra i principali scrittori militari sono di un'acutezza e di una modernità a volte sorprendente ed enuncia pure degli ottimi princìpi di carattere generale. Altrove invece il Palmieri ci si rivela figlio del suo secolo, con una fiducia eccessiva nella logica e nel ragionamento, quasi che i fatti storici non avessero una logica tutta loro; e soprattutto è da notare come troppo poco egli segua l'evoluzione della tattica del Rinascimento e non si domandi abbastanza il perchè di tante vere o presunte devia­zioni dalla retta via. In complesso il Palmieri appare più felice nelle singole analisi che nell'insieme; egli sviscera il problema tattico del suo tempo, senza elevarsi a una visione veramente superiore di esso, tale da comportare una soluzione che sia sintesi del passato e premessa dell'avvenire; e mentre esalta la tattica risolutiva non giunge, nep­pure in astratto, a consigliare una strategia annientatrice, che a tale tattica parrebbe strettamente legata. Ma quale dei teorici del tempo suo, all'infuori forse del grande Federico, si è levato così in alto ? Quanto dottrinarismo e astrattismo in tanti celebrati teorici del secolo l E perchè all'Estero il Palmieri dev'essere oggi quasi ignorato ? Accanto ai francesi Feuquières, Puységur, Folard e allo spagnolo Santa Cruz, l'italiano Palmieri può e deve trovare un posto adeguato. Nel III volume, quasi per intero dedicato al secolo XVIII, del clas­sico lavoro dello Iaehns, Geschichte der Kriegswissenschaften, al Pal­mieri sono dedicate tre righe; nel IV volume della non meno nota Geschichte der Kriegskunst del Delbriick lo scrittore pugliese non è