Rassegna storica del Risorgimento
1796-1814 ; DIRITTO
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1936
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533
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tt diritto pubblico italiano nel periodo napoleonico (1796-1814) 533
Poiché mentre una politica del tutto personale di Napoleone, il quale per cattivarsi gli Italiani aveva compreso che bisognava abbandonare la corrente seguita nel periodo rivoluzionario, aveva condotto al primo concordato del 1804, firmato dopo venti mesi di trattative, questo tentativo di pacificazione non appare seguito dai capi della repubblica e quindi del regno italico. Per paura di offendere il Bonaparte il concordato venne dal Melzi ratificato; ma si avverte una continua ostilità che, compromettendo i rapporti ristabiliti fra Stato e Chiesa, fu causa non ultima della lotta religiosa che più tardi doveva culminare con la cattura del pontefice e con la prigionia di Fontainebleau.
I documenti conservati nell'Archivio di Stato di Milano dimostrano la continua intromissione, malgrado il concordato e contro lo spirito e la lettera sua, delle autorità centrali italiche in materia ecclesiastica. Non vi è argomento che non sia stato oggetto di provvedimenti spesso assurdi: dai battesimi alle cresime, ai funerali, alle sacre funzioni, ai giubilei, alle indulgenze, ai miracoli, alle feste pasquali, alle prediche e missioni, quaresime ed indulti; giuseppinismo opprimente e funesto, che culminò spesso con processi penali e deportazioni di sacerdoti.
La pace religiosa, base prima di uno Stato bene ordinato, venne così a mancare all'Italia, proprio nel momento nel quale tutti gli spiriti dovevano essere concordi in un unico supremo ideale.
Degna veramente di uno studio particolare appare invece la organizzazione amministrativa sia centrale sia locale, che in vari istituti mostra di volersi staccare dall'antico, completamente innovando.
Già a Lione, durante la Consulta, Bonaparte aveva provveduto a nominare senz'altro vari ministri; il numero venne poi completato dal Melzi. Segno questo di una certa autonomia, ma le apparenze non coincidevano con la realtà. Difatti il Ministero degli esteri venne diviso in due sezioni: l'una in Milano per gli affari locali, l'altra a Parigi per le relazioni con le grandi potenze. A Parigi infatti e non a Milano risiedeva il ministro degli esteri, che nella capitale italiana lasciava soltanto un incaricato del portafoglio!
L'organizzazione locale segui il tipo francese con la divisione in dipartimenti, distretti e comuni. Evidenti appaiono dai documenti esaminati, le differenze e le somiglianze di questi organismi con quelli pur oggi vigenti; il carattere loro politico insieme ed amministrativo. Ottimo risultò il nuovo assetto comunale, poiché elementi storici contribuivano a dare vita feconda a questi nuovi enti, maggior mente vitali per l'opportuna fusione dei comuni minori in quelli maggiori.
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