Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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542
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542
Vittorio Ciati
con un Vincenzo mio carissimo , in data del 29 luglio *44; e del 23 settembre dello stesso anno, da Bruxelles, è la prima delle lettere giobertiane del nuovo gruppo tuttora inedito, preceduta da un Mio carissimo Monti .
Ma poiché nell'esordire la lettera del luglio *44 il Monti scrive che coglieva l'occasione della partenza d'un signor Celotti per affidargli la lettera e in tal modo rompere un silenzio che assai gli pesava , siamo tentati ad ammettere resistenza di altre lettere dei due amici andate perdute, anche pensando alla natura di quella calda amicizia e osservando che ciò giustificherebbe ancor meglio il superlativo adoperato dal Parato quando parlava delle a moltissime lettere del Gioberti possedute dalla famiglia Monti.
E certo, comunque, che il Monti, ancor giovanissimo, nel mondo universitario torinese, fu attratto dall'aureola di scienza, di sapienza, di ardimenti nel pensiero cosi filosofico come politico, che circondava già il giovane teologo e filosofo Gioberti, e che, poco dopo la laurea conseguita in teologia, colta l'occasione, lo consultò, dapprima per lettera, nell'accingersi a preparare la sua tesi di aggregazione. Incoraggiato dalla benevolenza dimostratagli dall'autorevole consigliere e, si capisce, dalla stima e dalla simpatia che seppe destare in lui, il Monti diventò ben presto uno dei più fervidi e, vedremo, dei più fedeli e tenaci amici suoi, in quel gruppo fattosi via via sempre più numeroso e influente di rappresentanti del clero, abati, sacerdoti, professori, studiosi, che nel Piemonte si fecero veri apostoli battaglieri delle idee giobertiane. Basta fare alcuni nomi famigliari agli studiosi del Gioberti: Giovanni Baracco, Gian Giuseppe Boglino, Claudio Dalmazzo, Carlo Antonio Rapelli, Carlo Verga, Alessandro Asinari di S. Marzano.
E poiché le idee giobertiane , lungi del segregare chi le professava, anche se uomo di chiesa, dalla vita, e neppure dall'azione politica, non dobbiamo stupirci se il Monti, al quale attesta il Parato erano già stati affidati i più delicati uffizi, come a uomo di scienza , fu nel '48 eletto deputato al Parlamento, e poi nominato direttore degli studi e poco dopo, nel '49, lasciata la politica militante, Preside del Collegio-convitto nazionale di Torino. Con quanto zelo intelligente egli tenesse questi unici si desume chiaramente dalla testimonianza del Parato stesso, che era destinato a succedergli nella Presidenza del detto Collegio; e ne vedremo la conferma in queste lettere del Gioberti. Anche allorquando la salute, scossa dall'intenso lavoro, lo costrinse a lasciare il Collegio che aveva avviato ad uno stato di invidiabile prosperità, e a darsi ad un tenore di vita ritirato e