Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <544>
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Vittorio Clan
scriveva per esprimergliene il suo vivo rincrescimento, con la speranza di poterlo rivedere Tanno seguente e rifarsi dello spiacevole contrat­tempo, desideroso com'era di rinnovare teco scriveva quelle antiche nostre chiacchierate, la cui memoria mi è sì dolce; e non aver paura di trovarmi mutato, perchè, quanto all'animo e al modo di pensare, io son tuttora qual era al tempo della nostra dimestichezza . E perchè ci interessa di conoscere quale fosse questo modo immu­tato di pensare del Gioberti, vale la pena di leggere quel che egli scriveva nei periodi seguenti al reverendo Celotti, corregionario del Monti e già parroco nel Monferrato :
Lascia dire coloro che mi credono divenuto un baciapile o un picchia­petto, e stimano il mio papeggiaro somigli a quello dei gesuiti, Costoro vogliono far del Papa mio spegnitoio, io vorrei che fosse almeno una lucerna e a tal effetto ho provato d'aggiunger olio allo stoppino, ma se ci ho perduto la mia manifattura, il danno sarà poco, anzi l'inutilità del tentativo sarà forse un acquisto. Ben vedi che io son d'accordo teco sul principale, e che il nostro disparere non riguarda al più. che certi accessori; né è meraviglia che, unanimi intorno al fine, dissentiamo in questo o quello dei mezzi che vi possono condurre.1)
Questo scriveva il Gioberti il 23 settembre al Celotti, e la lettera includeva in quella che lo stesso giorno egli scriveva a Monsieur l'Abbé Monti Docteur en Théologie. Turin :
Mio carissimo Monti, mi valgo della gentilezza del sig. Teol. Mussone per iscrìverti due righe e pregarti di ricapitar l'inclusa al nostro Gellottì. (sic) La tua memoria e le tue lettere mi sono state carissime ; perchè sebbene la nostra antica amicizia sia durata sempre, mi è dolce tuttavia il vedermela ricordata e riconfermata di tua propria mano. Io fui sovente ragguagliato delle tue notizie e ti mandai i miei saluti per mezzo dei comuni conoscenti od amici; ed ebbi qualche sentore dei dispiaceri da te provati; dei quali mi dolse assai d'essere stato innocentemente, se non la causa, almeno il pretesto e l'occasione. Ma via, que9 tempi acerbi sono passati, e tu sei ora in istato onorevolissimo, dove puoi essere utile alla patria e alla Chiesa. Io non accetto gli elogi alle mie fagiolate filosofiche; ma godo di essere tuttavia a parte de' tuoi affetti, e di vivere non solo nella tua memoria, ma eziandio in quella de' tuoi congiunti; ai quali ti prego di esprimere il mio candido ossequio. E chi sa, mio caro Fraticelli, che un giorno
9 Epiatol. V, p. 144-S.