Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <545>
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Vincenzo Gioberti e fon. abate Giovanni Napoleone Monti 545
non ci riveggiamo ? Voglio dire che tu faccia un viaggio a queste parti; perchè ora che tutto il mondo viaggia, anche i preti sono obbligati in coscienza a fare altrettanto; acciò ninno possa loro imputare di non amare eziandio questa parte dei progressi civili Perciò io porto fiducia di poterti ancora vedere e abbracciare prima di morire. Frattanto prosegui ad amarmi, e se io ti posso servire in qualche cosa, comandami alla libera, come ad un uomo che serba e Berbera sempre per te il più. sincero e tenero affetto.
Lettera questa per più. riguardi notevole; anzitutto, perchè è, cronologicamente, la prima, non solo di questa serie epistolare che viene ora in luce, ma anche di quelle effettivamente scritte dal Gio­berti all'amico, dopo il decennio e più dell'esulo; e perchè d'una ripresa di corrispondenza diretta fra intimi amici ha tutto il fervore e l'abbandono affettuoso. Notevole, anche per quell'accenno ai di­spiaceri provati dal Monti dopo l'esilio dell'amico a causa della sua amicizia e solidarietà con lui; dispiaceri che hanno riscontro nei più strani cambiamenti , cioè peripezie, nella carriera del Monti, intorno alle quali siamo all'oscuro, come lo siamo per quegli anni anteriori al '48.1J
H tono di cordialità confidenziale e quasi cameratesco, così bene culminante in quella designazione carezzevole che il Gioberti fa dell'amico col soprannome di caro Fraticelli, ha pieno riscontro alla sua volta non solo nella lettera del Monti, del 29 luglio, ma e nell'altra sua del 26 agosto '47, inviata all'amico, passato da tempo a Parigi, per mezzo dell'ottimo nostro Rossano . Infatti qui l'entusiasmo nell'ammirazione per l'Esule amato non conosce limiti. L'essere tuo amico scrive più oltre lo stimo il maggiore tra gli umani compensi che il Signore mi abbia voluto impartire nell'awicendarsi delle lievi sventure che tratto tratto afflissero questa mia vita . E più iti-nani, riprendendo l'affettuoso nomignolo rievocato nella lettera di tre anni prima dal suo Gioberti: Non è vero, Vincenzo mio, che tu non la sgradisti mai l'amicizia del tuo Fraticelli ? . E nell'atto di raccomandargli con accorata sollecitudine d'aversi cura della sua salute, scrive: La tua vita è troppo necessaria pel bene della reli­gione, pei progressi della scienza e per l'onore d'Italia .
Evidentemente nell'esaltazione del suo sentimento d'amico, che era sincera, il buon abate Monti non avrebbe mai osato come già
1) Che don Giuseppe fosse stato parroco nel Monferrato desumo da urta nota in Epi* ttoU II, p. 336.