Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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552
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S52
Vittorio Ciati
inutile e pregiudicando per lo spaccio ogni altra ristampa . Su questo argomento i due amici ritorneranno più volte nel loro carteggio, anche perchè il Conterno, l'editore torinese della Teorica, si affrettò a farsi innanzi a tutela dei suoi interessi minacciati.
Vero è peraltro che ormai, più che la filosofia, era la politica, la passione politica, che afferrava l'Esule sdegnoso e iracondo. Più assai della sua opera filosofica da ristampare, gli premeva ribattere un'accusa che gli veniva fatta e che lo toccava nel vivo.
Gliene aveva scritto il Monti in una lettera che nell'autografo è senza data, ma che si può ragionevolmente assegnare al 18-20 di quel mese di giugno. ** Agli sfoghi antipinelliani dell'Esule, contenuti nella lettera del 10 pubblicata dal Ferraris, il Monti, assecondando l'umore dell'amico, soggiungeva commenti e notizie:
Queliti che mi dici di Pinelli non mi giunge nuovo. Quando io ti vidi riammetterlo alla tua amicizia, io ho creduto alla sua conversione ed il babbeo quasi volea far credere che tu eri il convertito. Dal poco che tu mi dici posso argomentare il molto. Questi nostri signori non volevano saperne di te e delle tue idee, volevano il tuo nome per servirsene come appoggiatojo, pronti i sacrileghi a sacrificarti, quando loro fosse tornato il destro ecc., ecc.
Credo si sia cercato da taluno di offuscare la chiarezza del tuo nome, che sin'ora, che io mi sappia, non era ancora stato offuscato da sospetti di tedescheria. Mi supposero che alcuni tra i ministri e più fidati consorti abbian detto che tu proponevi di chiamare gli Austriaci a Torino ed i Francesi a Genova. Come dico, questo è una supposizione, non è storia certa.
Tuttavia era un aggiungere legna al fuoco, anche coi commenti riguardanti il Rattazzi, di passaggio da Parigi, reduce da Oporto.
Ma ecco la parte più viva e più acre della lettera giobertiana del 24 giugno:
L'accusa fattami di tedescherìa è una vera infamia dal canto degli accusatori; i quali m'imputano la colpa propria. Non che voler dare Torino agli Austriaci,
i) Tanto è vero, die la lotterà esordisce accennando alle due del Gioberti, rispettivamente al 10 e del 14 Mettente?),: alla prima delle quali soprattutto essa risponde commentando, a proposito del Pinelli e accennando all'accusa di a tedescheria e ai lauti pranzi attribuiti al Gioberti ambasciatore legato a Parigi dal Rattazzi, che dice la buona Madamigella Urbano, echeggiando un passo giobertiono della lettera del 10, che è la 1* del gruppo Ferraris.