Rassegna storica del Risorgimento
MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno
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1936
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pagina
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556
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556
Vittorio Ciati
Ecco qui, se non erro, il nocciolo della famosa tedescherìa che i due ex-amici potevano palleggiarsi fraternamente fra loro! Quanto poi all'accusa ridevole lanciata a ripetizione dal Gioberti contro il Pinelli e in queste lettere e nel Rinnovamento e altrove d'essersi mostrato come ministro nel Gabinetto De Launay troppo scarso tutore della dignità e dell'onore nazionale, basta rimandare i lettori imparziali alle nobili lettere scritte in quei giorni dal Pinelli ministro al Gioberti, ancora amico e collega, soprattutto a quelle del 25 e 27 aprile e alle due ultime, del maggio. Quella del 5 maggio si chiude con un invito, così leale e cordiale, che avrebbe dovuto disarmare tutti i sospetti e le bizze e i furori dell'Esule: In seguito ad un vivo dissenso intervenuto fra noi ed il Conte De Launay, credo che questi uscirà dal Gabinetto e rientrerà probabilmente Massimo D'Azeglio. Perchè ci ricuseresti il tuo appoggio ? Bada che il tuo dissenso rimette il Paese in mano della Repubblica od in mano ad una compiuta reazione, il che vuol dire, tanto in un caso, che nell'altro, in mano dei tedeschi. Tanta era Faustrofilia del bravo Pinelli!
E si legga anche la lettera seguente, della seconda metà del maggio, che è una ferma e onesta, ma anche serena e affettuosa difesa contro le sfuriate che al Gioberti dettavano il mal umore grandissimo , e la molta ira , nonché contro i suoi rimproveri e le sue accuse . E ciò basti su questo punto, perchè, dunque, il valentuomo si difende abbastanza da sé e, più ancora, è difeso da documenti irrefragabili. Persino il bravo don Monti, così sommesso e ossequente verso l'Esule amico in una lettera senza data, ma anteriore di pochi giorni a quella veemente del 22 giugno, giuntagli da Parigi, aveva tentato una difesa, osando mettere una buona parola nei riguardi del Pinelli con la speranza di calmare le ire giobertiane.
ì) Nel cit. voL Lettere di P. D. Pinelli a V. Gioberti, pp. 174-9. Ma si leggano anche le precedenti del '49, storicamente non meno che politicamente e moralmente preziose e si consulti l'utile volume del Bianchi che è un primo tentativo, serio, d'una storia che ora si viene riteasendo per via di contributi documentari. E giacché l'occasione si offre, insisto nuovamente sulla importanza decisiva che ha la lettera del Gioberti al Pinelli, del 26 aprile '49, già da me ricordata in nota alle Lettere Gioberti-Pinetli, nella quale li ministro plenipotenziario Sardo, nonché filosofo ricco di troppe illusioni, spezzava ancora una lancia in favore dell'occupazione di Genova da parte dei Francesi, quasi che questa non fosse una ferita alla dignità nazionale e un pericolo grave. La lettera, nella parte pubblicata del Bianchi, incomincia cosi: Il gabinetto francese ha fisso il chiodo, e rifiuta di darci qualunque aiuto, fuorché quello di cui ho già parlato e finisce: Pensaci per l'amore del cielo e fa che il Consiglio vada a rilento prima di disdire l'offerta che é forse l'ultimo mezzo di salute offertoci dalla Provvidenza . Una Provvidenza evidentemente, francese !