Rassegna storica del Risorgimento

MONTI GIOVANNI NAPOLEONE ; GIOBERTI VINCENZO
anno <1936>   pagina <563>
immagine non disponibile

Vincenzo Gioberti e fon. abate Giovanni Napoleone Monti 56
da democratici spurii . Molti altri la daranno la rinunzia conti­nuava l'amico torinese ; io sarò fra questi . Rispondendo poi alle ultime domande del Gioberti, aggiungeva:
Carlo Alberto mori davvero; noi c'abbiamo già fatto le esequie. Le sventure toccate a questo Re, gli sforzi fatti per l'indipendenza e le altre circostanze che ai attengono agli ultimi suoi momenti resero Carlo Alberto caro a tutti gli Ita­liani, talché non si potrebbe fiatare a questo proposito in senso contrario alla comune opinione senza passare per stravagante o qualche cosa di peggio. H Senato gli decretò il titolo di magnanimo. Di Rosmini non se ne sa nulla affatto. Alcuni pongono persino in dubbio la sua prigionia. Balbo però da me interro­gato mi assicurò dei mali trattamenti sofferti per conto del Borbone. I rosmi-niani stessi non sanno ancora ove si trovi.
Gli annunziava il versamento fatto al banchiere Todros delle lire 3080 destinate a Venezia e l'invio dell'Epistolario leopardiano, insieme con VApologia ed altre piccole novità librarie. Quanto al Rattazzi, col quale il Gioberti non aveva buon sangue, il Monti scriveva:
Ti mando pure la relazione della deputazione ad OD orto del Rattazzi. Non sono che pochi giorni che egli accostatosi a me (mi guardai bene, secondo i tuoi avvisi, dalle sue moine) mi diede segno del grande suo rincrescimento del non esservi intesi insieme, soggiungendo che se in Parigi non ti ha visitato, si è perchè seppe che tu eri contro lui irritatìssimo e che l'unica apparenza di torto che egli si avesse verso te, si era di aver egli parlato alla Camera in quel famoso giorno, ma ciò aver fatto perchè i suoi colleghi imbecilli non par­lando, se egli pur si tacea, sarebbe stata una sconfitta del Gabinetto a danno totale in quei momenti del paese. Confessò poi che il suo vero fallo fu di accettare di ritirare la rinunzia che egli aveva data con te, ma a ciò essere stato costretto dai prieghi di Carlo Alberto di cui ha lettera.
Cosi che gli parve non poterlo abbandonare. Come ti ho detto, io rimasi passivo, sentii le sue parole, e non feci mostra nessuna di darci importanza .
E poiché il Monti subiva, come s'è visto, il fascino del suo corrispondente, è facile comprendere che il pessimismo politico di quest'ultimo riuscisse contagioso per lui; anche, nel seguito di questa lettera leggiamo:
È scritto, caro mio, che le cose debbono andar male e non ostante le ottime intenzioni del D'Azeglio, non si raddrizzeranno di sicuro.